55. The Night Listener / Una voce nella notte

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Questo è il sesto film interpretato da Robin nel 2006, un thriller diretto da Patrick Steffner. Sembra che dopo Insomnia (2002) Robin ci abbia un po’ preso gusto e abbia deciso di esplorare le varie angolature dei thriller psicologici, compreso, naturalmente, l’aspetto umoristico (con The Big White).

The Night Listener non è una commedia, tutt’altro. Quello che mi piace in particolare è l’esplorazione di un elemento spesso sottovalutato, legato al voler essere d’aiuto ad altri, che diventa talvolta un bisogno, la necessità di riempire un proprio vuoto, e questo potrebbe anche andar bene a patto che se ne sia consapevoli.

Gabriel Noone è un conduttore radiofonico e nelle sue trasmissioni ha sempre usato parti importanti della sua vita tutto sommato felice, anche se talvolta abbellendola anche un poco e attenuandone le ombre, perché i suoi racconti potessero dare sostegno e conforto ad altri. E’ proprio questo, tuttavia, che gli rimprovera Jesse, il suo compagno: il quale tra l’altro è malato di Aids, e per otto anni ha creduto che gli restasse molto poco da vivere. Grazie alle nuove scoperte della medicina adesso le sue speranze di vita sono molto migliorate, ma sembra quasi che Gabriel si trovi in difficoltà proprio per il fatto di non aver più da prendersi cura di lui. All’inizio del film, Jesse ha lasciato la casa di Gabriel, anche se il rapporto non è finito. La crisi comunque ha quasi prostrato Gabriel, che non riesce a comprendere l’esigenza di Jesse di trovare un proprio spazio non esclusivamente all’interno della loro relazione. In bilico tra il far finta che tutto possa risolversi da sé e l’idea che la situazione sia insostenibile e che sia meglio chiudere la storia definitivamente, Gabriel non riesce più a lavorare, non riesce più, sostanzialmente, a trovare un senso.

Ed è proprio questa necessità di trovare un senso che lo spinge verso una specie di vortice: avuto in mano il libro di Pete, un quattordicenne precocissimo con alle spalle una devastante storia di abusi, Gabriel si sente sempre più coinvolto, fino a provare per lui un affetto quasi paterno (il forte desiderio di Gabriel di avere un figlio è un altro dei motivi di dissidio con Jesse). Tra l’altro si accenna brevemente a un rapporto estremamente freddo di Gabriel con i genitori e in particolare con il padre, che non è mai riuscito a venire a patti con l’omosessualità del figlio e lo “mette in guardia”, in realtà insultandolo, non è chiaro se volutamente o meno, contro il rischio che lo scambino per uno dei torturatori di Pete. Evidentemente, tende a credere a quella idea ancora troppo diffusa, che tra omosessualità e pedofilia la distanza non sia poi così grande.

Insomma, Gabriel ha parecchi vuoti da riempire, e si fa invischiare in questo legame “virtuale” (non ha mai incontrato Pete di persona, ha solo parlato al telefono con lui e la sua assistente sociale/madre adottiva Donna), sordo a tutti i particolari strani che le persone vicino a lui gli fanno notare. Però il tarlo nonostante tutto inizia a insinuarsi dentro di lui, che decide di andare a trovare Pete per chiarire ogni dubbio…

Gabriel l’ho trovato un personaggio stupendo, con tutte le sue contraddizioni, le sue fragilità, quel misto di motivazioni altruistiche ed egoistiche che è così profondamente umano e che sonda le nostre emozioni, come succede praticamente sempre quando c’è Robin di mezzo, con una sensibilità, un acume, una comprensione e una capacità di osservazione tutt’altro che comuni.

Tratto da una storia “in parte autobiografica” di Armistead Maupin, ispirato anche, in larga parte, ai gialli di Hitchcock e in particolare a Vertigo (La donna che visse due volte) il film ha un forte sapore di verità più che altro proprio per questo intenso riconoscimento emotivo, io almeno mi sono rispecchiata molto in gran parte del modo di Gabriel (e in parte anche di Jesse, di Pete e persino, più malvolentieri e quasi mio malgrado, di Donna) di vivere i sentimenti, nel loro strano ma riconoscibilissimo miscuglio di intensità, superficialità, dubbi, certezze, differenze tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere, o quanto meno apparire, fino talvolta a giungere alle soglie della follia, quando non a esserne travolti… Un gran film, davvero. Ottimi gli attori e una grande interpretazione di Robin, ma questo era scontato 🙂