15. Dead Again / L’altro delitto

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Un thriller del 1991 di e con Kenneth Branagh e Emma Thompson (i due erano all’epoca sposati e questo secondo me si vede; tra l’altro io li adoro entrambi come attori, e mi piace molto lui come regista) in cui partecipa Robin Williams (per quanto con poco più di un cameo) e nel complesso quello che si può definire direi decisamente un cast stellare. Potrei quasi fermarmi qui e avrei già quasi detto tutto… Quasi. Ma non mi fermerò qui.

1948. Roman Strauss (Kenneth Branagh) è un compositore, all’inizio del film lo troviamo nella cella della morte a colloquio con un giornalista, Mr. Baker (Andy Garcia), poco prima di essere giustiziato per l’assassinio della moglie Margaret (Emma Thompson) e le parole che pronuncia sembrano fare una certa impressione sul giovane, che pure è certissimo della sua colpevolezza.

Molti anni più tardi una donna (sempre interpretata da Emma Thompson) viene trovata in stato confusionale nei pressi di un istituto religioso di istruzione per ragazzi. La donna non parla, ma durante la notte che trascorre nell’istituto viene sentita gridare orribilmente a causa di un incubo che sembra sconvolgerle la mente.

Mike Church (ancora Kenneth Branagh) è un cinico ex poliziotto che si occupa di trovare persone scomparse, lo conosciamo al momento in cui rintraccia il Dottor Cozy Carlisle (Robin Williams), un eccentrico ma bravo psicoanalista cui è stata tolta la licenza di esercitare per motivi diciamo deontologici (non pensate tanto al Dr. Sean Maguire del successivo e più noto Good Will Hunting, il tipo è più inquietante, più male in arnese e più sardonico) per cui si è ridotto a fare il magazziniere in un supermercato.
Mike viene quindi incaricato di scoprire il nome e trovare i parenti della donna misteriosa, la quale sembra terrorizzata dalle forbici (l’arma con la quale Margaret era stata uccisa anni prima).

L’ipnotista (e antiquario) Franklin Madson (Derek Jacobi) riesce a far parlare la donna e piano piano a farle ricordare varie cose del suo passato, scoprendo alcuni particolari molto interessanti. Nel frattempo lei e Mike si innamorano…

Si tratta principalmente di un thriller, con un’ottima suspense, anche, in vari momenti, a tratti piuttosto cupo ma non “truculento” (anche se personalmente io preferisco il Branagh “shakespeariano”). E’ anche però un film appassionatissimo, quasi teatrale, che non si risparmia sui sentimenti, e che tratta con ironia ma anche senza imbarazzo temi come l’amore senza tempo e senza limiti tra due “metà della stessa persona”, il karma, il fato, la possibilità di vivere altre vite (una sorta di reincarnazione, ma non esattamente: piuttosto il ritrovarsi di persone che si erano perdute in una vita e che non avrebbero dovuto perdersi, e la “necessità”, nel senso fatalistico del termine, che vi sia un contrappasso per i delitti commessi, nella stessa o in un’altra vita).

Il tema in qualche modo mi tocca e il film secondo me è bello. Non credevo fosse uscita la versione italiana ma pare di sì, si intitola “L’altro delitto”.

CURIOSITA’

Si dice che Robin Williams non avesse voluto essere citato nei titoli di testa per timore che il pubblico pensasse che si trattava di una commedia. La circostanza è un po’ curiosa, visto che aveva fatto fino a quel momento altri 14 film – compreso in realtà lo spettacolo comico teatrale A Night at the Met – e al massimo otto potevano essere considerate commedie, anche includendo nel novero pellicole come The World According to Garp, Dead Poets Society e Moscow on the Hudson, che francamente classificherei in modo diverso. Comunque, ve la do come l’ho letta. Bè, certo aveva appena detto l’anno prima che voleva esplorare territori sempre nuovi. Questo è il primo thriller cui abbia preso parte, e sarebbe rimasto l’unico per un bel po’, e più precisamente fino al 2002, quando ne avrebbe fatti due, uno più bello dell’altro 🙂

Almeno una delle battute di Mike Church (I’m not looking for Miss Right, I’m looking for Miss Right Now) era già stata utilizzata da Robin Williams in precedenza. Penso sia uno di quei giochi di parole abbastanza comuni che chiunque poi può “fare propri” come vuole, però l’ho trovata una cosa buffa. Comunque è noto che RW spesso inseriva nei suoi film battute provenienti dai suoi spettacoli e forse anche viceversa.

RECENSIONE Piazza Pulita / Poison in Jest, John Dickson Carr

Due uomini si ritrovano una sera in una Vienna semi-deserta, sei mesi dopo una serie di spaventosi delitti. Uno dei due è il giovane scrittore Jeff Marle, già presente nei primi romanzi di Carr, Il Mostro del Plenilunio, Sfida per Bencolin e L’Arte di Uccidere, nei quali faceva da “Dr. Watson” per una sorta di Sherlock Holmes francese, un giudice istruttore chiamato Henri Bencolin. In questo romanzo però Bencolin non c’è.

Jeff ha portato con sé un manoscritto con la storia di quei delitti, ma gli manca la conclusione, perché è stato l’altro uomo a mettere la parola fine. I due uomini parlano, e nella quiete del crepuscolo viennese, rivivono d’improvviso una vecchia casa, una vecchia cittadina, le montagne della Pennsylvania, le scale di una cantina macchiate di sangue, una mano di marmo e un avvelenatore burlone… inizia così questo romanzo di John Dickson Carr, del 1932. Il titolo inglese Poison in Jest è tratto dalla scena dell’Amleto in cui il re chiede al principe se vi sia, nel dramma che si sta per rappresentare a corte, niente che offenda. “No, no, fanno solo per finta – avvelenano per finta. Nessuna offesa al mondo” risponde Amleto.

Two men meet one evening in a semi-desert Vienna, six months after a series of awful murders. One is the young writer who was already in the earlier novels by Carr, It Walks by Night, Castle Skull and The Lost Gallows, where he acted as a “Dr. Watson” for a sort of French Sherlock Holmes, an examining magistrate named Henri Bencolin. Bencolin is not in this novel, though.

Jeff has brought a manuscript with him, he has written about those crimes, but there is no conclusion yet, because it was the other man who “wrote the final chapter of the story”. The two men talk, and in the quiet Viennese sunset, all of a sudden, we are taken back to an old house, an old village, the mountains of Pennsylvania, the stairs of a cellar stained with blood, a marble hand and a playful poisoner… This is the beginning of this novel by John Dickson Carr of 1932. The title Poison in Jest comes from the Hamlet scene in which the king asks the prince whether there is anything offensive, in the drama that is going to be represented before the court. “No, no – Hamlet replies – they do but jest. Poison in jest. No offense i’ th’ world“.

Anche se qualcuno non ci crede, anch’io ho una parte frivola. Per esempio, adoro John Dickson Carr,  ho la collezione completa o quasi e ogni tanto me li vado a riguardare. Benché sia nato in America, è il più inglese dei giallisti, mi verrebbe da dire quasi più britannico di Agatha Christie, per molti aspetti. Quasi tutti i suoi romanzi sono ambientati in Inghilterra (alcuni dei primissimi in Francia). Maestro indiscusso dei misteri della “camera chiusa” e più in generale dei casi impossibili. Fantasmi, impronte che nessuno può aver lasciato, mostri del plenilunio… forse di americano c’è un certo gusto per il macabro, ma prevale quasi sempre la voglia di divertirsi, un’abilità sopraffina nel prendere per il naso il lettore con un miscuglio di indizi veri e falsi da capogiro e l’umorismo di chi sa che “la vita è una cosa troppo seria per prenderla seriamente”.