La lettrice della domenica – Timbuctu e Eccessi di culture

Inizio questa prima puntata della rubrica “La lettrice della domenica” con due libri che ho letto (e recensito su Anobii) diversi anni fa, entrambi secondo me ancora molto attuali, anche se può essere triste pensare a come certi viaggi diventino nel tempo sempre più difficili se non impossibili. Aime è un viaggiatore, prima ancora che un insegnante, e questo secondo me si sente molto in come scrive (molto bene, tra l’altro, trovo) e in come parla alle conferenze, facendo sempre molto riferimento a cose viste e toccate con mano. Le recensioni sono quelle scritte a suo tempo, senza modifiche, intendo in effetti approfittare in parte della rubrica per ripercorrere la mia “storia di lettrice”, anche se non mancheranno le recensioni di libri letti più di recente o addirittura che sto leggendo in questo momento. Alla prossima!

Timbuctu, Marco Aime, Bollati Boringhieri, 2008

Dalla quarta di copertina: “Vista di qua, da questa piazza sabbiosa che confonde l’immensità del Sahara con la più antica moschea d’Africa, la sabbia anarchica delle dune con la terra impastata e lavorata dagli uomini, anche l’Europa appare diversa“.
Timbuctu è una leggenda. Come spesso accade con le leggende, il contatto con la realtà può lasciare un senso di delusione profonda. Eppure basterebbe guardare con altri occhi, lasciare il tempo alla realtà di incantarti a sua volta, di entrarti nel cuore…

Eccessi di culture, Marco Aime, Einaudi, 2004  

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A me questo libro è piaciuto tanto. Magari non sono del tutto imparziale, perché ho avuto la fortuna di presentarlo e di conoscere l’autore… comunque io l’ho trovato utile per vedere l’idea dell’accoglienza da un punto diverso dal solito, non solo come valorizzazione delle differenze ma anche come ricerca di quello che unisce, in più ironico e spiritoso. Quando l’ho letto, sommersa dai proclami sulla “nostra identità” è stata come una boccata d’ossigeno. Le identità non sono pietre. Almeno, non dovrebbero esserlo. E forse questo libro aiuta a ritrasformare la pietra in una cosa viva, mutevole e non “ingabbiante”.