Pensieri

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Foto presa da qui

Prima metà del mese passata senza lavoro. Non sto male per niente. Un po’ di ansia, un po’ di preoccupazione, certo. Ma forse è davvero un segno. Ovviamente al momento scrivo, mi dedico alla casa e ai bambini, e praticamente quasi nient’altro (non che sia poco, scrivo otto ore al giorno alla fine, ed è sfiancante, ma è una stanchezza molto diversa da quella di quando lavoro). Beh, traduco lo stesso. Per me. Finito il libro potrò dedicarmi ad altri progetti lavorativi e non, evidentemente sta arrivando il momento giusto. E a proposito, ieri dalla finestra aperta è entrato di nuovo un pettirosso. quando ho aperto la porta della camera è volato fuori ma si è fermato poco lontano. Mi ha guardato un po’, poi si è allontanato. Oggi ho messo delle briciole di biscotti e un po’ d’acqua sul davanzale, forse è solo quello che vuole, ma chissà. Anche perché ieri ho anche letto una cosa detta da Robin che mi ha fatto suonare un campanello d’allarme:

There’s a biography out now about Peter Sellers, written by an unfunny man, which is kind of like having Ray Charles as an art critic. But if you have somebody with humour writing about you it’s great,

E’ uscita recentemente una biografia su Peter Sellers scritta da un tipo serioso, che è un po’ come se Ray Charles facesse il critico d’arte. Ma se è qualcuno con senso dell’umorismo a scrivere di te, è fantastico.

Caro Robin, aiutami tu, perché sul senso dell’umorismo non so come sto messa, ma so che come critica d’arte sarei pure peggio di Ray!

Quel Natale in cui si ruppero la lavatrice e la pompa dell’acqua…

Credo che il Natale di quest’anno sarà ricordato così in casa nostra. Sapete quegli episodi che dopo un po’ creano una specie di mito fondativo familiare, una diga temporale, uno spartiacque tra il prima e il dopo.

No, forse no. Però forse tra un mese saremo comunque in grado di riderci sopra. Sono quelle scene che in un film ci farebbero sganasciare. Quando le vivi però… ma poi dai, quando passa un po’ di tempo, puoi farcela.

Dunque, 16 o 17 dicembre, terzo bucato della giornata, vado per prendere la roba da stendere pensando che la lavatrice abbia finito. Strano però. come mai tutta quell’acqua ancora da scaricare? Forse qualcuno deve aver messo la macchina in pausa magari per accendere qualche altro elettrodomestico (perché sapete che adesso i contatori sono molto sensibili, se avete il ferro da stiro o il forno e la lavatrice accesi insieme se la prendono, ci rimangono male, si impermalosiscono ed entrano in sciopero lasciandovi al buio totale).

E invece no. Schiacciando l’interruttore di accensione non accade niente. Tutto fermo, nessuna lucina, nessun segno di vita. Forse l’interruttore si è guastato, pensiamo speranzosi. Ma non è così. Il tecnico chiamato arriva con encomiabile velocità ma ci fa un preventivo poco encomiabile e molto stellare. Ci spiega che si è rotta la scheda però secondo lui vale comunque la pena di tenere la lavatrice che è ancora in ottime condizioni e bla e bla e bla ci facciamo convincere. Peccato che la scheda nuova arriverà l’11 di gennaio.

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Passato il primo momento di disperazione, cerchiamo di organizzarci. Qualcosa dalla mamma, qualcosa in lavanderia, ma diversi panni bisogna lavarseli in casa, old-style. Con annesso sgocciolio, perché quello che si lava a mano sgocciola. Sempre. E poi sarebbe ancora niente, ma segue una settimana di pioggia quasi ininterrotta, impossibile stendere fuori (l’unica  volta che i temerari ci hanno provato è venuto giù uno scroscio da paura) e con l’umido la maggior parte della roba prende un odorino tipo cantina sotterranea tenuta chiusa per una decina d’anni.

Ok, possiamo ancora farcela. Aspettavamo i miei per il 24 sera. Certo, avremo qualche problemino ma dài, vabbè, si fa, mica ci formalizziamo.

Il 23 pomeriggio, allora, ci si ferma la pompa che porta l’acqua in cucina (perché l’abbiamo spostata da dove era in origine e non essendoci la pendenza abbiamo dovuto risolvere con questo sistema). Mezza casa allagata, impossibile usare il lavandino della cucina. in qualche modo ne usciamo vivi, asciughiamo i pavimenti, riusciamo comunque a cucinare in qualche modo (Babbo Natale solo sa come), però all’idea di lavare i piatti in bagno per 15 persone, ci arrendiamo.

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Dovremo andare a casa di mia mamma, finendo di cucinare da lei, e meno male che la maggior parte dei piatti eravamo riusciti comunque a prepararli e comunque non siamo tipi da venti portate. Un po’ di antipasti, un po’ di dolci e vai così.

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Alla fine è stata una bellissima serata comunque. E sempre di più mi convinco che siamo veramente pieni di risorse, magari le difficoltà ci destabilizzano temporaneamente, ma siamo più forti noi! 😀

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