Prima classificata e Premio della Giuria Popolare al Giotto di Vespignano

Una giornata fuori dall’ordinario, davvero. Nel Mugello mi trovo sempre molto bene, e un weekend in luoghi che amo varrebbe comunque la pena, ma certo non mi aspettavo di vincere non solo il primo premio, ma anche il premio della giuria popolare.

Un viaggio bellissimo, in cui persino la pioggia è stata dalla nostra parte!

L’ULTIMA COSA NON DETTA

Le prime a invecchiare, dicono, sono le mani,
le prime a mostrare i segni del tempo,
a confondere le carezze con l’amore
e il sale con il mare, a scrivere di cielo e stelle
quando dire d’altro non si è più capaci,
a usare gli utensili sbagliati, come i coltelli sacri
per il sacrificio della tenerezza.

Dopo tocca alle gambe
tradire il senso del cammino
quando ti tremano le stelle ad una ad una, e le ginocchia,
sotto il peso del tempo e dello spazio,
dei piccoli odi quotidiani e degli amori eterni,
e s’apre una piccola stonatura nel passaggio
da una strada aperta ad una chiusa.

Quanto agli occhi, i miei brucerebbero
per sedere sui docks a guardare le navi passare
prendere il mare su una chiatta, un postale
con l’odore di merluzzo e aringhe e d’avventura;
vedere la bellezza nascosta tra le nebbie del nord;
abbassare lo sguardo, velato dagli incerti pomeriggi
che sfilano come passeri sopra i tetti di Parigi.

Infine, ti chiude la gola una lisca di parole.
Ah, non esserti voce in questo silenzio di granito,
non esserti presenza quando a tua assenza si fa scura;
ancora qualche giorno e sarà inverno,
svanirà anche quest’ultima luce
dietro i tetti delle ultime case in fondo al viale,
e ci resterà sulla lingua l’ultima cosa non detta.

Tre dei premi che ho vinto

E la motivazione della Giuria.

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Roma mon amour

Ho sempre considerato roma troppo grande, troppo trafficata, troppo caotica, troppo tutto per essere a misura d’uomo. Piena di cose bellissime, chi mai oserebbe negarlo, ma una sorta di invivibile museo a cielo aperto che non ha mai fatto i conti con la propria stessa bellezza, e tanto meno con la propria importanza.

Negli ultimi tempi mi è capitato di andarci più di una volta, e sarà che è stato sempre per piacevolissimi motivi, ma sto gradualmente cambiando idea. Non ci vivrei comunque, ma comincio a intravedere un che di familiare, di molto meno esorbitante e più equilibrato di quanto pensassi.

Naturalmente, sono sempre andata in posti raggiungibilissimi, in orari non di punta, e quindi senza nessun problema di accesso ai mezzi, non mi hanno toccata più di tanto i problemi quotidiani di sovraffollamento, buche, ecc. Comunque, mi sono spostata con molta facilità in metro, ho incontrato e ri-incontrato gli stessi posti fino a renderli un po’ miei, mentre ne scoprivo altri, insospettati luoghi di  meraviglioso incontro tra persone che vivono lì dai tempi della Lupa e Americani capitati per caso nella stessa trattoria e seduti allo stesso tavolo con la naturalezza di chi non si pone nemmeno il problema, complicità e frammenti di vita condivisi sapendo che non ci si rivedrà, ma che si può nonostante questo (o per questo) essere amici intimi per una sera. E il Polmone Pulsante, luogo d’arte e poesia, e i giardini del palazzo dei Marchesi del Grillo (loro, sì) e la vista tetti…

A proposito, nelle ultime tre settimane ci sono andata due volte per due premiazioni diverse. Queste foto le ho fatte alla prima visita, in occasione della Medaglia d’Onore che ho avuto al Di Liegro, perché la seconda volta pioveva e nun c’avevo voja.

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Lo stupore dei corpi, la poesia premiata al Di Liegro, fa parte del libro Il canto del pettirosso, che adesso è uscito ufficialmente e lo trovate qui:

LO STUPORE DEI CORPI

Vorrei darti le tre linee rosse sul mio ventre,
dove s’è incurvato all’annoso peso del dolore;
le pieghe della fronte, ché nei pensieri t’assomiglio;
le cicatrici delle vaccinazioni sulle spalle,
per ricordare che ci vuole impegno per guarire
e perché è dalle ferite che s’impara il volo;
vorrei darti le rughe dello sguardo, i segni
del mio sorriso sulle labbra, come stelle screpolate;
i calli duri sotto i piedi, la pelle che invecchia,
ma lentamente, negli angoli nascosti;
il sale nell’acqua, perché il mare ci serve,
e le spine tra le more e sui gambi delle rose,
perché tu capisci tutto quello che c’è dietro.
Dimmi che il cielo ti contiene, non credo
a un paradiso senza lo stupore
dei corpi, la meraviglia delle dita, gli usi proibiti
delle mani e della lingua, a un paradiso senza il freddo
e la saggezza del brivido caldo che scorre nelle vene.
Dimmi che il cielo ti contiene, che è abbastanza grande,
non credo
a un paradiso senza i tuoi occhi.

E qui ci sono alcune foto

La stagione dei viaggi

Per me non finisce mai, ma si intensifica in primavera. Stamattina, in partenza all’alba per Pordenone dove ho una giornata di formazione professionale domani, ho pensato, non per la prima volta, che devo ricordare di svegliarmi presto più spesso.

La luce di queste ore mi entra nel cuore come una prova che tra il giorno e la notte esiste qualcos’altro, un istante indefinito e breve e non etichettabile, come tutte le cose migliori.

A Pordenone non sono mai stata, è collegata malissimo con Genova ma mi incuriosisce tanto di più in quanto non è la prima che viene in mente per una visita turistica, ma sono sicura che possiede la sua parte di bellezza. Vi racconterò.

Sì, viaggiare

Viaggia, esplora, scopri il mondo, offerte pazzesche, hotels ai prezzi più bassi di tutti i tempi, sconti strepitosi sui voli, tra un  po’ mi pagheranno per alloggiare in un albergo, prendere un aereo, sperando di guadagnarci poi su altro, ché spendere, chi viaggia spende sempre.

Sai che partirei domani, no, stanotte, tra un’ora, anzi, subito, senza valige o altri ingombri, e sai cosa vorrei vedere, dove mi fermerei, dove abiterei, senza voglia di tornare, se non per poco.

Stamattina mi usciva sangue dal naso, Sciocchezze. Un po’ d’aria secca. Ma ho pensato che voglio ricominciare da zero, no, da zero no, forse ricominciare da tre o quattro, ma ricominciare, portandomi dietro pochissimo. Un luogo dove i vicini, quando arrivi, vengono a salutarti, e se non lo fanno, diventerei capace di farlo io. Una tavola sempre apparecchiata, una casa sempre aperta, ce la farei? Forse, ma comunque da un’altra parte, in un luogo geografico ed emozionale ben preciso, perché qui non mi sto atrofizzando solo io, troppa parte del mondo intorno a me si è atrofizzata, e hai un bel dire devi combattere da dentro, io mi sono stancata di combattere, che sia da dentro o da fuori.

Non è insegnando, che ti trovo, come credevo, sbagliando. È nel cambiamento. Nel cambiamento e nella scrittura e in un luogo che essendo casa tua, è anche necessariamente casa mia. Poi certo, nel frattempo continuo a combattere qui, ora, da dentro e da fuori. Ma in quel posto che sai, c’è sempre il mio cappello. È là che voglio scrivere, è là che voglio essere. Almeno in sogno. Per ora.

New Orleans 24/10/2018 – French Quarter (e qualche considerazione personale del tutto fuori tema)

Il Vieux Carré e altre case sulla linea del tram St. Charles, senza trascurare il fatto che eravamo in piena Voodoo Fest, che dura tutta la settimana precedente Halloween. Halloween, per esempio, è una cosa che in qualche modo celebro anche in Italia, ma in America acquista tutto un altro sapore. C’è questo miscuglio tutto particolare di dialogo tra vivi e morti, di lutto e di memoria, di effetto catartico per fare i conti con la paura e il dolore della perdita e di sdrammatizzazione, di macabro e di scherzoso, ma anche di vera e propria celebrazione, un po’ come i banchetti e i festeggiamenti che presso certi popoli seguono immediatamente i riti funebri, per dire che tutto sommato, è vita anche questa, e che comunque i legami veri non si rompono mai, e quello che si celebra, dopotutto, è proprio questo. Io avverto, e amo profondamente, questa partecipazione che coinvolge le città nella loro interezza e ciascun individuo ugualmente nella sua interezza.

Del resto penso che se una qualche forma divina c’è, dev’essere probabilmente inclusiva, e non deve dispiacerle troppo questa commistione di sacro e profano, materiale e spirituale, tradizionale e contemporaneo, importato (da tempo immemorabile o di recente, poco importa) o autoctono, cristiano, pagano e altro ancora. Per cui capisco perfettamente le critiche allo “Halloween italiano”, specialmente alcune (legate all’aspetto più commercial-consumistico che comunque l’accomuna a tutte le altre feste, se non vissute profondamente), ma non le condivido. L’idea che ognuno debba strettamente tenersi la sua cultura (di quando? Delle caverne? Del medioevo? hmmm… già troppe mescolanze, all’epoca…), così come quella delle precedenze e dei privilegi la trovo molto difficile da associare a una qualunque divinità. E poi, siamo proprio sicuri che se così fosse, darebbe la precedenza agli Italiani? o agli occidentali? o ai terrestri, se è per questo? o agli abitanti della Via Lattea? Magari ci sono infinite altre galassie prima di noi, di cui non sappiamo niente… Sì lo so, sono uscita dal seminato, ma dopotutto, scrivo apposta per questo, per uscire impunemente dal seminato, andare fuori tema, ora che posso (revenge! [cit.]).

New Orleans 24-10-2018 – la Royal

Ogni promessa è debito, e pur se in ritardo, il resoconto del viaggio a New Orleans piano piano procede. Queste sono alcune foto del primo giorno:

la vista dall’albergo (un po’ storta, ma è il pensiero che conta)

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E poi un po’ di Royal Street, appunto, la via principale di N.O.

Anche per dare un’occhiata al posto dove un paio di giorni dopo si sarebbe tenuta la conferenza dell’Associazione Americana dei Traduttori, ossia qui:

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Il French Quarter, o Vieux Carré lo lascio per la prossima puntata, che comunque arriva a breve, le foto sono già pronte!

Prime foto del viaggio verso New Orleans – Decollo e atterraggio

Quanto amo volare, e non l’avrei mai detto qualche tempo fa. Ma il cielo visto dall’alto ha sempre un fascino ineguagliabile. E comunque voglio sempre provare il deltaplano. Vi avevo promesso un racconto su New Orleans, sono un po’ in ritardo, ma proprio oggi è trascorso esattamente un mese dalla partenza, quindi celebriamo con le prime immagini, quelle appunto del volo e dell’atterraggio.

E a proposito di orgoglio, ieri il mio blogguccio ha superato le centomila (100.000) visite!