Mozart e il vento

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Anche Mozart fa parte delle mie riscoperte. E’ magnifica questa cosa, che uno pensa ormai di aver passato (o quasi passato, se non altro) l’età dell’evoluzione, dei cambiamenti, degli sbalzi d’umore, delle passioni repentine, dei colori accesi, delle lacrime e delle risate sempre eccessive, e invece poi no, non passa. Magari all’apparenza si è più quieti, più riservati, e intanto il vulcano lavora in profondità…

Così queste tue passioni diventano cosa mia, anzi, capisco in realtà che lo sono sempre state, erano lì, semplicemente in attesa che me ne accorgessi. E adesso, evidentemente, è il momento giusto.

Certe tracce ci rendono sempre più noi stessi, Ci guardiamo allo specchio e vediamo la pelle che cambia, impercettibili segni visibili solo a noi, che raccontano la nostra storia come i cerchi delle querce, e se qualche volta pensiamo che non ci appartengano, li vorremmo cancellare, appianare, addolcire, in realtà sono proprio quei segni che ogni giorno ci permettono di riconoscerci di più, di avvicinarci a quello che vogliamo davvero essere.

Cosa mai potrebbe dirci un cielo perfetto, immacolato, a tinta unita? Quello che ci colpisce, come sempre, sono le cose strane, magari un po’ inquietanti, eccentriche. Anche quelle, a volte, le combattiamo, non ci somigliano, pensiamo, sono così lontane da noi. Perché vogliamo essere, o crediamo di essere, come un cielo impeccabilmente azzurro. E invece, per fortuna, c’è il vento…

Beethoven e la luna

Ascolto Beethoven, mentre provo a lavorare, ma i pensieri prendono il largo per conto loro. Beethoven. Fa male, è di una bellezza che fa nascere domande e toglie il fiato per le risposte, però so perché dicevi… sì, il Paradiso, lo capisco, ma stasera non ci sono stelle e allora mi consolo con la luna piena di ieri. La musica mi toglie il terreno da sotto i piedi e io sono qui che non so se cercare un appiglio o cercarmi le ali che da qualche parte devono esserci anche se non so più dove le ho messe. Ma lo sai che comunque io volo lo stesso, in qualche modo.

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I’m listening to Beethoven while I’m trying to work, but my thoughts are making their own way. Beethoven. It hurts, it is of such beauty as to raise questions and leaves you breathless for the answers, but I know why you said… Yes, Heaven, I understand this, but there are no stars this evening and I look for comfort in yesterday’s full moon. Music makes me feel like the ground is falling beneath my feet and I’m here wondering whether I should look for a handhold or look for my wings, which must be there somewhere although I’ve forgotten where I put them. But you know I can fly nonetheless, in some way or other.

Metti che… / What if…

… una bella sera, ti trovi una Volpe sul davanzale. Magari sei uno a cui le volpi devastano il giardino e mangiano le galline, ma quell’attimo di smarrimento che gli abitanti di questo angolo di Notting Hill devono aver provato per qualcosa di totalmente inaspettato, totalmente fuori luogo, qualcosa che non c’entra proprio nulla con qualunque forma di routine quotidiana, ecco, forse questo varrebbe di per sé la pena. Stupirsi è sempre importante, non sai mai cosa puoi trovarti dietro l’angolo… o sulla tua finestra… 🙂

… one fine evening, you find a fox on your window sill. You may be one of those, who have seen foxes wreak havoc on their garden and eat their chickens. But that brief moment of bewilderment that those living in this part of Notting Hill must have felt for something so totally unexpected, so out of place, so far from all that is daily routine, wouldn’t it be well worth the while? It’s so important to be taken aback, you never know what you may find around the corner… or on your window… 🙂

Uccidere i cuccioli di volpe non può essere legale: il WWF chiede il tuo aiuto

Stelle cadenti

Qualche giorno fa, il 12 agosto, era attesa, in ritardo rispetto alla data tradizionale di San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti.

Da una vita aspetto di vederne una e non è mai successo, ma ogni anno caparbiamente ci provo.

Di solito in quel periodo sono in campagna con la famiglia e dopotutto, finisce per essere più che altro una scusa per uscire a vedere il cielo, lontano dalle luci della città. Ma quest’anno ci tenevo particolarmente.

Il figlio più piccolo è andato poco lontano con un gruppetto di amici, da lontano si sentivano urla, risate, qualche parolaccia, qualche canzone certo non più propriamente infantile, ma è il loro momento, forse meritano più di noi di vedere le stelle cadenti, e se non succede, beh, se non altro meritano di passare un po’ di notte fuori a far gli scemi, che serve a crescere anche quello.

Col marito abbiamo tentato verso la mezzanotte, lui ne ha vista una, forse due ma non era sicuro. Io ho pensato non importa, peccato, ma tutto sommato non è niente di irrinunciabile. Però in realtà mi dispiaceva più di quanto volessi ammettere anche con me stessa. Abbiamo aspettato ancora diversi minuti, e niente. Un po’ scherzando, mio marito mi ha detto, se per caso ti svegli nelle prime ore del mattino (perché avevano detto in tv che sarebbe stato il momento in cui ne sarebbero cadute di più), magari ti alzi e provi a uscire, non si sa mai.

Ho sorriso. Mi sveglio spesso abbastanza presto e vado a letto moderatamente tardi ma in certe ore prima dell’alba sono un ghiro, non sono certo io quella che si sveglia e se per caso capita, mi guardo bene dall’alzarmi se non è strettamente necessario.

Ma stanotte mi sono svegliata alle tre. E intendo svegliata proprio, come fosse stato giorno, un po’ di fatica per alzarmi, ma sapevo perfettamente quello che volevo. Ho fatto piano, nessun altro mi ha sentito, sono uscita in giardino. Tempo due minuti, l’ho vista, perfetta, meravigliosa, un lampo di bellezza, una sensazione fortissima dentro. Niente desiderio, forse sono troppi e troppo complessi in questo momento, e neanche a una stella si può chiedere di districare tra i garbugli della mente quello che davvero vogliamo. Ma non era il desiderio che cercavo, o forse il desiderio era questo, la meraviglia, questa felicità di cui mi sono accorta solo quando la faccia mi si aperta in un sorriso nato da sé, che mi ha stupito e che è rimasto lì, per tutto il resto di quello scorcio di notte in cui non ho dormito e mi sono cullata questa emozione incredibile. E che è ancora lì e m’illumina da dentro, anche quando non si vede.

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immagine presa da qui

Pizza approvata

La mia pizza mi ha dato grandi soddisfazioni, in primo luogo nella famiglia ristretta (appena è pronta già scompare, una delle poche cose che superano la velocità della luce, forse persino del pensiero). A Natale poi ha avuto anche l’imprimatur da chi ci è venuto a trovare da Napoli (famiglia allargata), per cui… sdoganata definitivamente!

Peccato che di recente sia stata costretta a una dieta (cosa alla quale avevo sempre opposto un netto rifiuto, la mia nemesi si chiama glicemia alta), ma ci sono pur sempre marito e figli (e sì, un assaggio ci scappa anche per me).

Tra l’altro: anche la mia focaccia al formaggio piace, e a Genova anche questo è un onore 🙂20141220_212647[1]20141220_214343[1]