Ricomincio dal cinema: #Film 1934: L’uomo ombra – The thin man e Accadde una notte – It Happened One Night

The Thin Man è un’assoluta delizia.

Lo so, è troppo poco per una recensione. Ma devo pur ricominciare da qualche parte (a scrivere nel blog, intendo), e William Powell e Myrna Loy rappresentano un ottimo, scoppiettante nuovo inizio.

Quanto a “It Happened One Night”, ne ho visto solo un pezzo. Non amo particolarmente Clark Gable (è un bell’eufemismo), ma il film probabilmente vale la pena, dopotutto è stato il primo a vincere tutti e cinque gli Oscar “maggiori”.

Ho un bel po’ da raccontare, in realtà. Un po’ alla volta…

The Thin Man

 

 

Alcuni film degli anni ’30, visti in questi giorni

Tra fine 2018 e inizio 2019 ho visto questi classici datati 1932 (tranne l’ultimo Philo Vance che è del ’33). I film di Philo Vance sono dei gialli piacevoli, all’inglese decisamente, benché il protagonista sia americano (ma ispirato strettamente a Sherlock Holmes). William Powell ha interpretato il personaggio in quattro pellicole (le tre inserite qui più The Canary Murder Case, che è del ’29 e ne avevo parlato in un precedente post) ed era considerato il migliore nel ruolo, che in seguito abbandonò per interpretare l’uomo ombra. Purtroppo alcuni dei link non sono direttamente cliccabili, ma se ci andate sopra dovrebbe darvi la possibilità di aprire i video. Sono in inglese, ma se esiste una versione italiana, forse youtube potrebbe segnalarvela.

The Greene Murder Case

Man of the World è sempre con William Powell, che questa volta però, smessi i panni di Philo Vance, ha il ruolo di un giornalista trasformatosi in ricattatore, che si innamora della figlia di una delle sue vittime.

A Bill of Divorcement infine, melodramma piuttosto atroce soprattutto nella sua conclusione, vede la vita di una donna, Margaret (Billie Burke) sconvolta dal ritorno dell’ormai ex marito Hilary (John Barrymore) fuggito dalla clinica in cui era rinchiuso. Alla figlia Sidney (Katherine Hepburn alla sua prima apparizione sull schermo) era stato detto che il padre era ricoverato per una psicosi traumatica, ma si scopre che in realtà soffriva fin da prima di una malattia mentale, e sarà proprio Sidney a pagare il prezzo più alto. I melodrammi non sono il mio forte, specialmente quelli impregnati di malinteso senso del dovere, ma adoro Katherine Hepburn, una delle mie attrici preferite in assoluto. Forse solo la sua interpretazione salva il film, nonostante la presenza ingombrante di John Barrymore, sicuramente uno dei grandi attori dei suoi tempi, ma la cui recitazione un po’ sopra le righe stava già lasciando spazio a quella della generazione successiva.

 

#Film 1930: The Canary Murder Case, All Quiet on the Western Front, Hell’s Angels, The Blue Angel

Il 1930 era un anno cupo in Europa, ma anche negli USA non si scherzava, l’America sembrava anzi in quell’epoca, attraverso i film, mettere il dito tanto sulle proprie piaghe (vedi Piccolo Cesare) quanto su quelle europee, senza risparmiarsi in negatività. Di questi primi quattro film ho visto per intero solo The Canary Murder Case, perché ho amato molto Philo Vance e mi piace William Powell. Gli altri non sono riuscita a reggerli fino in fondo. L’angelo azzurro (ultimo film tedesco con Sternberg regista e M. Dietrich come attrice prima che entrambi approdassero in America, peraltro continuando a lavorare insieme), in realtà l’avevo visto da ragazza, quando forse le capacità di sopportazione sono maggiori. A una certa età uno comincia a pensare che quello che si fa nel tempo libero dev’essere un piacere, e non un dovere, per cui il “questo va visto assolutamente” non funziona più. Però mi sembra giusto segnalare che All Quiet on the Western Front (Niente di nuovo sul fronte occidentale,  dal romanzo di Remarque) fa parte di questa categoria (sempre da ragazzina avevo visto un’altra versione che mi era piaciuta molto). Hell’s Angels, invece, si può guardare, volendo, per le scene aeree, che erano, dopotutto, lo scopo principale per cui Howard Hughes aveva fatto il film. La storia fa piangere, e non in senso buono. Peccato, perché dopotutto lo spunto poteva essere usato in modo molto più interessante. A parte il solito amore per la stessa donna (Jean Harlow), i due fratelli in guerra, uno convinto e l’altro riluttante, e l’amicizia con un ragazzo tedesco che si troveranno poi ad affrontare come nemico al fronte, se non fossero lasciati lì senza costrutto, avrebbero potuto suscitare ben altre questioni. Per quanto mi riguarda, almeno fino a metà del film, trovo che il “fratello egoista”, che pensa a godersi la vita e non ha nessuna voglia di andare a farsi ammazzare in una guerra che nessuno di loro voleva, mi sembra decisamente migliore del “fratello bravo e probo”, che a parte essere noioso come uno sciame di mosche d’estate, sembra anche uno di quei tipi detestabili convinti che solo per loro le leggi della Morale non abbiano segreti, e che se ne vanno in giro insegnando agli altri come devono vivere (magari ammazzandoli pure, se non si adeguano).

Credo però che Piccolo Cesare valga un post a sé stante. Ho grandi aspettative e spero di non restare delusa.

#Film 1928 – The Circus, The Cameraman, The Last Command

Uff! Mi ostino a riprovarci, ma la comicità di Buster Keaton proprio non mi diverte. Il film di Chaplin non è comico, anzi, direi notevolmente triste. Nessuno dei due film è brutto, intendiamoci. The Cameraman, poi, è considerato un capolavoro, e se vi diverte Keaton, è senz’altro più adatto a una serata di relax. Su Chaplin si può contare per una visione poetica, pur se malinconica, anche in questa pellicola ritenuta “minore”.

The Last Command di Sternberg invece mi è piaciuto molto. Emil Jannings ha vinto il primo Oscar come miglior attore protagonista per il ruolo del generale russo Sergej Alexander, cugino dello zar, la cui vita cambia radicalmente in peggio dopo essere miracolosamente sfuggito alla morte nel corso della Rivoluzione. Proprio le dolorose circostanze che hanno accompagnato quegli eventi lo hanno segnato nel fisico e nel morale. Quando un suo vecchio nemico rivoluzionario (interpretato da William Powell), nel frattempo diventato regista in America, scopre il suo nome nell’infinita lista di chi cerca lavoro come comparsa, decide di assumerlo con l’intenzione di umiliarlo…

Una storia senza buoni e cattivi, con un personaggio femminile (la rivoluzionaria/amante di Alexander) sufficientemente complesso da essere considerato di notevole modernità, in un film che non ha morali chiare da diffondere, ma parla di arroganza punita, di orgoglio e caduta, di dignità e di fortissime emozioni in un quadro storico più generale. Raccontare la Rivoluzione russa nella sua verità non era affatto l’intento di Sternberg, che sembra piuttosto usarla come sfondo e come esempio dei grandi eventi che possono in qualunque momento travolgere i singoli.