La forza di Genova

Una città spezzata, mi ha detto un’amica, con dolore. Ma Genova, gliel’ho detto, non si spezza mai. È vero, il ponte la univa, ma il giorno stesso della tragedia, le persone che dovevano tornare ripensavano a strade alternative, trovavano soluzioni. Piangendo e lavorando nello stesso momento, perché Genova è una città dura, ma non cinica, tutt’altro. È una città che esprime la commozione scavando nel fango e tra le macerie, donando il sangue, riversandosi dove c’è bisogno. È una città diffidente, questo sì, anche perché l’esperienza le ha dimostrato che se dovesse spezzarsi, sarebbero quaasi sempre quelli che più dovrebbero combattere accanto a lei per unire i pezzi, che invece si precipiterebbero a spartirsela. E quindi, anche per questo, sa che deve tenersi unita in gran parte da sé, con l’aiuto di coloro che la amano davvero, che non fanno annunci “a brettio”, non dicono parole di circostanza (o anche peggio), ma la abbracciano e basta. È  una città che sa accogliere l’affetto e la solidarietà, oltre che darli agli altri quando si trovano in difficoltà, conosce benissimo il valore della vicinanza e sa trarne forza e poi ridistribuirla. Ma si è sempre liberata da sola, senza aspettare che arrivasse qualcuno da fuori a farlo per lei. È misurata, austera, non troppo veloce ad aprirsi, ma comunque mai del tutto chiusa. È orgogliosa, fin troppo consapevole dei suoi difetti, ma non accetta le critiche di chi non la conosce da molto, molto vicino. È ispida e sofferente e bellissima e sicuramente meriterebbe di più, ma non pensate che possa spezzarsi, ha la profondità di chi vive un mare vero, dove appena entri già non tocchi più, e in qualche modo devi comunque tenerti a galla. È come una di quelle vecchie signore che sembrano tenersi in piedi per miracolo, esili e capaci di dolcezza infinita, ma con un’anima d’acciaio. No, non pensatelo neanche per un momento, Genova non si spezzerà mai. Solo, adesso deve imparare a pretendere le cose che le spettano di diritto. Azioni concrete, pensate, silenziose ma “fatte come si deve”. E non dare a niente e a nessuno il potere di dividerci.

13 Pensieri su &Idquo;La forza di Genova

  1. Troppe parole sono state dette, il lavoro in silenzio è ciò che serve, sempre, “prima”, “dopo” ma soprattutto “durante”. La cura concreta del “durante” è l’augurio per Genova, i suoi abitanti e per il nostro paese.
    Un abbraccio.

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