SABATOBLOGGER 49 – I blog che seguo

2brecommended_blog_0

Silvia’s Wanderlust Passioni svariate, molto entusiasmo: i libri, la storia, l’arte, la musica, il teatro, conoscere e sapere, ma soprattutto i viaggi. La curiosità in questo senso ci accomuna sicuramente, io trovo che una delle ragioni della bellezza della vita è proprio il fatto di poter imparare sempre qualcosa di nuovo… e viaggiare, naturalmente. Sono d’accordo, leggere non basta, quando si tratta di viaggi, al più può alimentare la voglia di vedere un luogo coi tuoi occhi. Quindi lasciatevi portare dall’immaginazione, dalle fotografie, dalle descrizioni di luoghi esotici o vicinissimi, che sia la LapponiaBudapest o l’l’Umbria o qualunque altro punto di partenza da cui costruire il vostro viaggio!

Mumaclo è “disordine ordinato. Un contenitore di pensieri. Ogni colore al suo posto. Sempre. Il posto che lui stesso sceglie.” Una spremuta di frutta, “luminosa e non troppo fredda”. Colori, “pastelli gustosi, caldi, affatto severi”, e un tramonto che non è la scomparsa del sole ma il preludio di un giorno nuovo, che comunque arriva, “il giorno che ci rincorre nella testa, che ci chiama e non ci lascia. Il giorno del domani del quale v’è pur sempre certezza, ovunque tu sia, ovunque sia.” Contano tutti i colori che compongono il nostro quadro, il passato, compresi  I piccoli ricordi del febbrone,  il presente, perché ogni “oggi” è un oggi diverso, Ogni oggi ha un colore. Il futuro meno, ma solo perché quello che davvero conta è lavorare “oggi” perché i progetti entrino a far parte del nostro presente. E oggi può sempre essere il giorno in cui, come in Mara, il marasma ed il mare, qualcuno supera le sue paure, la sua fretta di ricucire gli strappi secondo le esigenze altrui, smette, di ragionare, ascolta solo il suo marasma e ti porta al mare.

Supercalivegge mom racconta le “avventure di un(‘a)tipica famiglia italoamericana in California” (il blog è in italiano, meglio specificare, anche i post con titolo in inglese). Oh, ho iniziato a seguirlo in tempi non sospetti, quando ancora non sapevo che un giorno avrei voluto trasferire anche la mia famiglia (a)tipica in California e del resto ancora non so se succederà, ci sto lavorando, ma è chiaro che mi è nato un tale amore per quel luogo che tutto ciò che me lo ricorda assume subito un significato speciale. Speciale poi davvero è questa famiglia, ma potete anche pensare speciale come tutte le famiglie normali. Non proprio, però. Come tutte le famiglie normali in cui si fa una fatica boia e non si molla mai, ecco. Che sono tante, tante da essere, appunto, normali. Però a volte ci sono alcuni tassellini in più da mettere a posto e ci si sente un po’ più scarmigliati, affaticati, responsabili, preoccupati. Se dico adozione “e” affido, se dico “tre” bambini che imparano a diventare figli e fratelli… Insomma, le vicende di K, Baby L. e Little B. muovono emozioni grandi. Forti. In più di un senso. Ne sappiamo tanto anche noi di assistenti sociali, di intromissioni benintenzionate quanto sgradite, di paure e rabbie, di I must I will I can. Potete cominciare da Come il ketchup sul melogranoYou have your hands full o Allegations, ma per me valgono tutti molto.

For the love of writing (E se ti dicessi che, Sogni di RnR)  “Un blog caotico, una ragazza in maldestro equilibrio su tutti i suoi squilibri.” Un angolo in cui parlare un po’ di tutto, dall’attualità al personale, dalle chiacchiere alle riflessioni su ciò che si prova o su ciò che accade. “E se ti dicessi che” significa un “passo incerto e titubante, senza nessuna pretesa” per comunicare scrivendo, che è il modo che l’autrice sente più suo. Il motto è Bene o male purché se ne parli Perché l’importante è comunicare, confrontarsi, e senza temere troppo il giudizio degli altri, anche quando criticano. Appuntamento al buio mi è piaciuto perché è un modo originale di farsi un regalo, celebrare al tempo stesso l’amicizia, le festività natalizie, l’amore per la lettura, la curiosità. Bakery House perché è un post che ispira serenità, parla di uno di quei luoghi in cui ti senti bene, a tuo agio, accontentando al tempo stesso il desiderio di casa e il sapore di un viaggio in un posto diverso. Racconti di incontri perché ci sono passata, in  quella fase in cui l’immaginazione ti fa vivere una storia d’amore nel giro di cinque minuti. E sapete che “un po’” romantica lo sono ancora 🙂

L’ultimo blog di cui vi parlerò questo sabato è Poetarum Silva, un blog collettivo di letteratura, il cui scopo “è offrire una vasta visione delle diverse poetiche della contemporaneità, esplorando la scrittura in tutte le sue forme e sfaccettature”. Poesia, quindi, ma anche narrativa, pittura, fotografia, cinema e musica, “con uno sguardo che faccia da ponte tra passato e presente”. Arte come impegno civile, “politico nel senso più esatto e restitutivo del termine: Arte come libertà d’espressione e pensiero, momento di creazione e testimonianza storica da tramandare, perché si comprenda ogni tempo e la sua storia, custodendo dell’uomo passaggio e memoria”. Vi propongo Per Derek WalcottLa casa dei fantasmi e Nellie Bly, tanto per darvi un’idea di quello che fanno, quello che scrivono e come lo scrivono. E’ una scelta ancora più arbitraria del solito, capirete, trattandosi poi di un blog collettivo, ma potrà comunque servire per cominciare a conoscerlo.

Vi sono in ciascuno di noi due nature contrapposte…

Un  altro film del 1920, regia di John Stuart Robinson e con quell’altro mostro sacro di John Barrymore (dove “quell’altro” è da intendersi come “oltre a Douglas Fairbanks Sr.”, star di The Mark of Zorro/ Il segno di Zorro di cui ho parlato in un altro post). Un altro horror ma in questo caso avevo letto il libro e mi era molto piaciuto. Il Dr. Jekyll è un integerrimo filantropo, dedito ad alleviare le miserie e le sofferenze soprattutto dei pazienti più poveri, una vita dedicata interamente agli altri e per nulla a se stesso. E qui sta il problema: per il buon dottore, dedicarsi agli altri significa anche sviluppare se stesso. Ma quale se stesso? Obietta il padre della sua fidanzata, Sir Carew. Ogni uomo è diviso in due parti, e come usare la propria mano destra non esclude certo di usare la sinistra, così non si dovrebbe dare spazio soltanto a una parte di sé, trascurando del tutto l’altro (quello forse che gli psicologi oggi chiamano il “sano egoismo). Nessuno può essere “soltanto” buono (nel racconto sir Carew è uno stimabilissimo gentiluomo settantenne; nel film è diventato un uomo di mondo cinico e amorale, ma la figlia è una fanciulla convenientemente svenevole, casta e morigerata; gli scopi di Carew non sono del tutto limpidi; tuttavia dice cose condivisibilissime e proprio per questo capaci di mettere in crisi il povero dottore). E poi il Dr. Jekyll ha anche una passione per la scienza e gli amici non vedono di buon occhio quella sua curiosità, quella mania di sperimentare, di allontanarsi dalla natura (sappiamo anche oggi quanto sia ancora diffusa l’idea che il pensiero scientifico sia un po’ pericoloso, anche se sulla definizione di ciò che è “naturale” potrebbero scriversi volumi – e probabilmente qualcuno lo ha fatto). Così decide di tentare questo esperimento rischiosissimo: separare le due nature in modo da poter cedere a ogni tentazione, salvando tuttavia la propria anima.

Barrymore veniva dal teatro e direi che si vede, si comprende la ragione per cui è stato considerato “l’attore più idolatrato del suo tempo”. Il trucco fa le veci degli effetti speciali e si può comprendere come all’epoca il film avesse tutti gli ingredienti per “sfondare”: sensualità, donne perdute, violenza, l’idea che il male renda anche fisicamente deforme chi lo pratica, ma al tempo stesso una certa fascinazione per il torbido. Nonostante il muto e la “vecchia scuola”, benché in alcune scene la recitazione appaia ai nostri occhi decisamente fuori dalle righe, questo non avviene tanto quanto mi sarei aspettata, anzi. Sono molto curiosa di vedere i film in cui Barrymore ha recitato dopo l’introduzione del sonoro.

In each of us, two natures are at war – the good and the evil. All our lives the fight goes on between them, and one of them must conquer. But in our own hands lies the power to choose – what we want most to be we are.

(Vi sono in ciascuno di noi due nature contrapposte – una buona, l’altra malvagia. Per tutta la vita esse conducono una battaglia l’una contro l’altra, e una delle due dovrà infine prevalere. Ma abbiamo nelle nostre mani il potere di scegliere – ciò che più vogliamo essere è ciò che siamo).

Tempo e pazienza

Quanta pazienza ci vuole, quanta amore mio, quanto coraggio, e forza, e tempo, tanto, tanto tempo. Combattere col sorriso, con le parole, imparando, leggendo, facendo, con la curiosità e la musica, con i colori e i libri, ma prima di tutto col sorriso, perché è lì che si annida la pazienza dell’amore. So che ci sei a sostenermi da qualche parte, fosse pure solo in un angoletto della mia coscienza. Sei il filo su cui faccio acrobazie, la terra che vedo dall’alto, l’aria in cui mi muovo e respiro, il silenzio dei miei passi, perché camminare su un filo non fa rumore; sei le ali che mi crescono prontamente se per caso mi sbilancio e rischio di cadere.

Certo che conta quello che c’è. Chi è con te nella fatica, chi vedi e senti, chi ti parla e risponde, chi cammina al tuo fianco e ti dorme vicino. Al punto che benché io dica e pensi e sappia che ti amo, a volte questo sentimento vacilla. Mi riempio gli occhi, le orecchie, il naso, la bocca, le mani, la testa e il cuore di quello che c’è, come se potessi non farlo mai scomparire, come se la memoria bastasse. Ma sai cosa succede? Succede che per la memoria anche tu ci sei, ti sento e ti vedo, mi parli e mi rispondi e cammini al mio fianco e sorvoliamo sul resto. Quanta pazienza, quanta forza, tu lo sai amore mio, mio ossigeno,  mio materiale da costruzione, mio sorriso. Io so solo che in te sorrido, in te amo.

Volevo una canzone che parlasse di amore e tempo a pazienza e coraggio e costruzione. Me ne sono venute in mente un paio bellissime, ma manca l’energia, la forza. Se a qualcuno viene in mente una colonna sonora adatta, sarebbe un dono prezioso 🙂

Due film del 1920

Ieri sera ho finito di lavorare un po’ prima ma ero troppo stanca per leggere, così ho deciso di cominciare a farmi una “vera” cultura cinematografica (per quanto possibile) dall’origine o quasi. Diciamo che sono partita arbitrariamente dal 1920, che già mi sembra abbastanza indietro nel tempo.

L’horror non è nelle mie corde, però questo film  di Robert Wiene mi aveva incuriosita ed effettivamente potrebbe valere un’occhiata anche solo per le scenografie, cupe, ossessionanti, anticonvenzionalmente geometriche, e che pare abbiano influenzato non poco i film successivi del genere. Il film appartiene al filone dell’espressionismo tedesco e si basa molto sulla difficoltà di stabilire ciò che reale e ciò che è frutto di immaginazione, nonché il confine tra sanità e follia. Sembra però che avesse in origine un carattere molto più libertario, di denuncia contro ogni forma di dittatura, che venne in seguito edulcorato. La regia era stata inizialmente affidata a Fritz Lang che tuttavia successivamente l’abbandonò.

Di Zorro ho visto al momento solo un pezzettino, ma è una delizia. Regia di Fred Niblo, protagonista niente meno che Douglas Fairbanks (senior, ovviamente), che ha firmato anche la sceneggiatura (con uno pseudonimo). Lo trovo incantevole, mi ha riportata all’infanzia e a quelle scene di duelli che sembrano danze, di insospettabili eroi che vincono con l’ìronia prima che con la spada.

Sono felice di aver intrapreso questo viaggio! Ed entrambi i film naturalmente sono oggi di dominio pubblico.

There’s fire in me belly, there’s wind in me sails…

Questa per esempio è una specie di fiaba moderna: un pugile, un duro, un lottatore di strada che si innamora di una ragazza, solo che lei lo ignora e le amiche ridono di lui,

At me bloody nose dripping and me cauliflower ear,
For it’s hard to convince in a romantic pose,
With a lovely black eye and a broken nose,

(del sangue che mi colava dal naso, delle mie orecchie a cavolfiore,
perché è dura essere convincenti in un atteggiamento romantico
con un grazioso occhio nero e il naso rotto)

Lui però non si dà per vinto e impara a danzare ballando il valzer con una scopa: così se lo avessero scoperto avrebbe potuto fingere di allenarsi o al limite di ramazzare il pavimento. E proprio quando sembra che la fortuna gli abbia voltato le spalle, “bruciare i ponti della strategia”, ossia lasciarsi andare, si rivelerà la mossa vincente:

Ye swing to the left, ye swing to the right,
Keep your eyes on your partner, more or less like a fight,
Ye just follow the rhythm, and ye keep to the beat,
The important thing’s never to look at your feet,
Then a miracle happens, your mind’s in a trance,
Though the strategy’s subtle, retreat and advance,
It’s all about attitude, all in your stance,
Attention to detail, leaving nothing to chance,
Which explains how the pugilist finally learned how to dance.

Well, I’d waltz with a broomstick and if I was caught,
I’d pretend I was sweeping or practicing sport,
But I really had eyes for your mother ye see,
Wanting her to acknowledge this new version of me,
But now everyone’s watching, expecting I’ll fail,
But there’s fire in me belly, there’s wind in me sails,
I knew it was risky and I was taking a chance,
I couldn’t retreat now, I had to advance.

[…]

It’s a three-minute round and you’re back in yr corner,
You’re licking yr wounds just like little Jack Horner,
Don’t let your guard down try a jab with your right,
Or you’re losing on points by the end of the night,
Then a miracle happens, and everyone’s screaming,
You’re pinching yourself just in case you’re still dreaming,
You’ve taken the initiative, you’ve taken your chance,
It’s the night when this pugilist finally learned how to dance.
In a bout where the strategist’s bridges were burned,
Where it seemed that his fortune had suddenly turned,
‘Twas the night that this scrapper was suddenly dapper,
And this poor fellow’s heart was still going like the clappers,
The night that the pugilist finally learned how to dance.

Funny feeling… farfalle in my stomach

Sting è Sting e per me non si discute. Ma Josh Groban è uno di quei pochi capaci con la sua voce di annodarmi lo stomaco in un groviglio tale che non capisco più se aumenta l’irrequietezza o se l’attenua.

Sting is Sting and to me he’s the number one. Yet Josh Groban is one of the very few who is able with his voice to make my stomach feel knotted in a funny way, I no longer know if it increases my restlessness or soothes me.

 

Caotiche nostalgie (musicali)

 Oggi gira così, caotiche nostalgie: partendo dai Pretenders, una canzone che ha toccato certe corde, Youtube mi ha portata a San Francisco con una delle canzoni che (ovviamente) amo di più, e da lì a California Dreamin’ il passo era breve. House of the Rising Sun la conoscevo ma non sapevo né il titolo né di chi fosse. Ho riempito una lacuna 🙂
Oh, why you look so sad, the tears are in your eyes,
Come on and come to me now, and don’t be ashamed to cry,
Let me see you through, ‘cause I’ve seen the dark side too.
When the night falls on you, you don’t know what to do,
Nothing you confess could make me love you less,
I’ll stand by you,
I’ll stand by you, won’t let nobody hurt you,
I’ll stand by you
So if you’re mad, get mad, don’t hold it all inside,
Come on and talk to me now.
Hey there, what you got to hide?
I get angry too, well, I’m alive like you.
When you’re standing at the cross roads,
And don’t know which path to choose,
Let me come along, ‘cause even if you’re wrong
I’ll stand by you..