L’ora della battaglia è passata

Al supermercato, davanti
alle marche di pasta sciorinate
a profusione, quasi svenivo,
come il tuo Volodya,
assetato di bellezza
al reparto del caffè.
Il troppo ci annega,
è tempo di piantare le peonie,
di coltivare la pienezza
dei nidi e delle foglie,
tempo di immaginarsi piccoli,
alleggerire la valigia sulle spalle,
far pace con la manchevolezza.
L’ora della battaglia è passata,
lasciatemi piangere i miei morti,
torno a scrivere la guerra in versi,
c’è meno rischio di uccidersi e morire
ma il sangue scorre a fiumi
dalle nostre vertebre alle tempie,
fino a quell’ombra nell’ombra,
la sola capace di captare
l’impercettibile suono
di un cuore che si sbaglia.

Sì, mi sono ritirata, non scendo più nelle piazze, non manifesto, non parto lancia in resta a discutere con chi ha una visione del mondo inconciliabile con la mia. Lo facevo. E qualche volta mi pesa aver smesso. Ma oggi so che ci si può incontrare nel verso di una poesia, in due righe di un racconto, in un autore comunemente amato, anche quando su tutto il resto non c’è una cosa su cui si vada d’accordo. La mia, oggi, è una battaglia per cercare il nucleo che può farci rispecchiare e riconoscere in chiunque altro, anche solo per un momento, anche solo per una parola.

Per forza ero stanca…

Uff, stamattina, glicemia altissima a digiuno, mi tocca mettermi a regime sul serio, e meno male che mi piacciono la quinoa, il pesce e le verdure e adoro il sesamo, e l’olio mi è permesso (se no sai che ridere, tutto bollito e scondito). Ho postato due ricette neanche poi così golose e subito… zan! La cosa più scocciante è che devo mangiare sempre tutto, primo, secondo e soprattutto contorno, ovviamente in dosi ragionevoli, ma così ogni volta mi tocca cucinare due pasti diversi, una per me e una per i miei compagni di vita e di avventure. Oggi riso e quinoa (spero che la quinoa compensi quel poco di riso che ho mangiato) conditi con filetto di orata bollita e un po’ di carota (come contorno, ogni tanto va bene) e di cipolla prese dal brodo di cottura del pesce. Beh, almeno, se a regime devo stare, mangio il pesce che piace a me.  E per un  po’ non sgarro!

Di stanchezza e polpettoni

Volevo vedere Dinner at Eight, uno degli ultimi film del 1933 che ritengo da non perdere, tenuto conto che purtroppo King KongDuck Soup, ovvero La guerra lampo dei Fratelli Marx, sono fuori dalla mia portata, perché non si trovano su Internet e non mi attirano tanto da comprarli, solo che di nuovo sono stanchissima. È un periodo che ho sempre sonno e sempre fame. Del resto, sto lavorando molto, dopo una pausa un po’ “molla”, e quando le consegne si accavallano, subentra un po’ di ansia. Aggiungeteci i problemi adolescenziali dei figli e un polpettone di verza, patate e mortadella…

Ieri sera, a dire la verità, chiacchierando fuori con un’amica ho fatto abbastanza tardi e sarei andata avanti ancora un bel po’. Ma per la prima volta in vita mia, dormo sonni abbastanza agitati, mi sveglio almeno una volta a notte e non è da me. Così a concentrarmi sul film non riesco, andare a dormire ancora non posso, la lavatrice l’ho già impostata, che faccio? Proverò a scrivere della mia fanciulla e del suo esploratore. Spero di farcela, scrivere può essere sfiancante o una fonte di energia, secondo i momenti e le circostanze.

Intanto qui posto la ricetta del polpettone, spero che siate interessati, e in più serve a me, perché è piaciuto molto e voglio ricordarmi cosa ci ho messo, visto che cambio tutte le volte…

Allora, ho soffritto due piccolissime verze coltivate da noi (penso che valgano come mezza verza di quelle normali, ma erano veramente buone) in una cipolla, due spicchi d’aglio, un pezzo di gambo di sedano e mezza carota (una piccola andrebbe bene lo stesso, quella era grande). Ho aggiunto un po’ di vino bianco e della maggiorana (e sale e pepe), ho fatto andare il tutto per una ventina di minuti, poi ho aggiunto un etto abbondante di mortadella tritata, e dopo poco ho spento. Nel frattempo ho bollito in acqua salata 5 o 6 patate (sempre delle nostre, ma non è indispensabile), sbucciate e tagliate a pezzi per far prima. Ho versato la verza e la mortadella in una coppa, ho aggiunto le patate, schiacciandole con una forchetta, poi due uova, un po’ di pangrattato e del formaggio grattugiato. Ho messo il tutto in teglia, appianandolo con la forchetta, e sopra ho grattugiato dell’altro pane. Infine, un po’ d’olio e sale sparso in superficie, e informato per circa mezzora a 160-170 gradi (in forno ventilato), più dieci minuti col grill per la doratura. Niente foto, purtroppo, cercherò di far meglio la prossima volta!

Robin’s Monday – però…

Il giardino ricreato come legame, la tua musica, una serata di chiacchiere faccia a faccia in un locale alla buona mangiando cose semplici, e da ieri ho ripreso un libro che c’entra con te solo indirettamente e per nessi che conosco solo io e forse un altro paio di persone. Però…

Tu mi hai insegnato la bellezza del cielo. Ancora amo di più la terra, eppure ho qualcosa in più da guardare, oggi, nelle stelle, in quelle luci leggere, in quelle nuvole che passano e domani non saranno più qui. C’è la tua voce nel loro silenzio, e il tuo sguardo, che si riflette nel mio, dà a tutto un diverso fuoco, quasi che io oggi potessi intravedere anche nel cielo tracce del passato, e strade, e l’impronta che forse uomini e animali possono aver lasciato anche là.

Illusioni

A volte assorbiamo i gusti di altre persone, i loro desideri, persino i loro sogni, così tanto da crederli nostri. Poi arriva l’alba, e l’illusione si rivela tale, e allora tocca ripartire alla ricerca di gusti e desideri e sogni che siano realmente nostri.

Sabatoblogger e Lettrice della Domenica – Due in uno

Sono talmente esausta da essere praticamente priva di energie, stasera, sarà il contrasto tra il freddo e il caldo, o il lavorare di zappa di ieri e oggi, a cui dallo scorso autunno non sono più abituata, come che sia, sono distrutta. Visto che ieri non ero riuscita a postare per la rubrica dei Blog del sabato, ho pensato di unire quella alla “Lettrice della Domenica”, così vi segnalo il post La seta e l’uragano, di Emanuele Somma, recensione di un libro che mi sembra interessante. Il post è tratto dal blog La Stanza 101, di Valentina Zanotto, appassionata di cucina, arte e fotografia, ma soprattutto di libri.