Vie di mezzo

Ci sono momenti in cui niente mi sembra abbastanza, altri in cui tutto mi sembra troppo, momenti in cui non riuscirei a spostare uno spillo, altri in cui datemi una leva e vi solleverò il mondo. C’è stato un tempo in cui credevo di essere tra quelli che si trovano sempre a scegliere la via di mezzo, e non ne ero troppo felice. In realtà comincio a pensare che forse la mia via di mezzo è la media tra due estremi…

Annunci

Pienezza

È venerdì 13 e sto pensando che sono davvero molto fortunata. Magari domani non mi sentirò così, ma penso sia importante scriverlo, fotografare questa sensazione, che c’è nonostante certe fatiche anche abbastanza pesanti, ma che sono ampiamente ripagate.

Sono fortunata perché le mie scelte mi rispecchiano, in fondo è sempre stato così, anche quando poi, nel tempo, sono cambiata. Alcune cose non le rifarei, ma quando le ho fatte, era giusto così. Ho dei rimpianti, non credo sia possibile non averne neanche uno; ma sono molto dentro a quello che ho, a quello che faccio. La mia famiglia, la mia scrittura, e molto di tutto il resto. La sensazione di quando finisco qualcosa di importante, qualcosa che mi coinvolge davvero molto. Quel vuoto che non è un vuoto, ma attesa e vortice, seguito immediatamente dal senso di pienezza, dall’intensità che precede un’altra storia, un altro pezzo di strada.

Pensieri sul viaggio, seconda parte

Qui la prima parte

Così, l’insicurezza, il perdere le cose, la timidezza che si fa più forte nei posti che non conosco e dove parlo una lingua che non padroneggio, sono curiosamente parte di quello che cerco. Mi arrabbio con me stessa, mi lascio a volte prendere dallo sconforto, persino da qualcosa di simile alla disperazione: e adesso, come faccio?

Poi, in qualche modo si fa. Un po’ di riposo, una doccia, e la prospettiva cambia radicalmente. Trovo risorse, risolvo difficoltà, ridefinisco i miei limiti. Forse sta qui il segreto, è impossibile superare un limite, qualunque esso sia, rimanendo fermi. Naturalmente, esistono molte forme di movimento, non è necessario spostarsi materialmente. Ma per quanto mi riguarda, ho trovato che viaggiare mi aiuta a muovermi anche in altri sensi possibili.

È buffo, ad esempio, che dopo aver accolto con entusiasmo l’incontro in Germania con altri che parlavano italiano, per poter condividere più agevolmente anche le sensazioni provate nel trovarsi all’estero, al mio ritorno in Italia io abbia fatto per qualche giorno particolare attenzione alla lingua tedesca, sia quando realmente qualcuno la parlava, sia anche quando ero io a percepirne implausibilmente gli echi nei suoni, così (apparentemente?) diversi di quella italiana.

Possibile che io sappia essere felice solo sognando il ritorno a casa, e non a casa? Sia ben chiaro, non per motivi legati alle persone che ho accanto, ma a un’insoddisfazione tutta mia e forse anche irrimediabile?

Alcuni incontri occasionali vorrei che si trasformassero in amicizie durature, pur sapendo che se accadesse, non sarebbero altrettanto preziose, o meglio, lo sarebbero in modo diverso, non farebbero più parte del desiderio di tornare là dove sono avvenuti, e certo non diminuirebbero il desiderio di ripartire. Diventerebbero forse parte della nostalgia, e la nostalgia dopotutto è una delle emozioni di cui andiamo in cerca quando viaggiamo, perché altrimenti rivedremmo la casa con gli stessi occhi con cui siamo partiti, e allora, cosa saremmo partiti a fare?

La stessa nostalgia, poi, che ci coglie quando ci troviamo di passaggio in un luogo in cui pensiamo di voler vivere, e in cui non vivremo mai. Infatti, l’unico posto al mondo in cui non ho provato nostalgia (non per il luogo stesso, cioè, né per il ritorno), è anche l’unico in cui voglio davvero vivere.

Forse, e credo di averlo già scritto da qualche parte, sicuramente l’ho già pensato, perché io possa chiamare un luogo “casa”, bisogna che sia esso stesso un luogo in viaggio, e che trasmetta il suo movimento a chi vi abita. Anche in quel caso, spero che la voglia di viaggiare non mi abbandoni mai, ma allora, forse, sarei tanto felice della partenza quanto del ritorno, tanto felice lontano da casa quanto verso casa, e almeno altrettanto a casa. Forse, anzi, viaggerei allora davvero solo per poter tornare.

Il cuore non tradisce

Ma il cuore, il cuore non tradisce mai, siamo noi semmai a tradirlo, e a scaricargli poi addosso la colpa di ogni nostro affanno, di ogni malessere fisico e di ogni dolore, persino della nostra morte. Si è fermato il cuore… no, il cuore non si ferma senza ragione. Non lo ascoltiamo, nemmeno quando manda dei chiari segnali che qualcosa non va, ma lui ci ascolta, invece, ci ascolta e resta con noi sempre,  in attesa che capiamo finalmente quando è tempo di restare, e quando viene quello di andare.

Abitudini

Ed ora che è finito il l tempo aspro del lutto, che si diradano i picchi del dolore che ti lacera e ti costringe a urlare, perché il silenzio ti spaccherebbe l’anima, ora si è fatto il tempo di sentirti in modo diverso, sottile e persistente come il profumo di casa, che avverti appena, solo quando apri la porta, poi sembra farsi impercettibile, ma c’è, riempie gli spazi, accompagna i momenti in cui ti rifugi come in una tana, e la casa si fa luogo intimo di solitudine benefica,  così come quelli in cui diventa accogliente incrocio di persone, sguardi, voci e incontri.

Dovrò allora imparare a parlare di te come si racconta un’abitudine, non una di quelle che ti fanno agire senza pensare, inserendo il pilota automatico, ma una di quelle abitudini costanti e discrete che rinnovi ogni volta, ancora e ancora, perché danno sapore a tutto quanto.  Un bacio lieve prima di uscire; le mani intorno alla tazzina calda del caffè nelle mattine d’inverno, per coglierne appieno  il tepore e l’aroma; i piccoli gesti di cura, che sono come carezze; le piccole libertà che si prendono sui doveri, come licenze poetiche.

Le abitudini migliori dopotutto si coltivano, come i giardini e i sogni, come le passioni e la terra. Richuedono un lavoro, una buona dose di impegno, prr non lasciarle sfociare in assuefazione.  Bisogna seminare e poi innaffiare, concimare, smuovere  e ammorbidire la terra con vanga e zappa, rimuovere le male erbe.

Cosi coltivo l’abitudine di sentirti anche quando sembri lontano, per non abituarmi mai alla tua assenza. Di sapere che sei lì anche quando sono distratta e faccio mille cose, ed è bello anche sapere che pur quando non penso consapevolmente a te, non esci mai davvero dalla mia mente e dalla mia vita.

Ferragosto intenso

Questi ultimi quattro giorni sono stati un turbinio di cose, un vorticare di strade, paesaggi, meraviglie naturali, architettoniche e artistiche, incontri, persone, emozioni, scoperte di ogni genere, non ultime quelle gastronomiche. Abbiamo percorso qualcosa come 2200 chilometri, una cosa divertente che non farò (credo) mai più, ma che è stato comunque meraviglioso fare.

Tutto perché mi ero classificata tra i primi tre (seconda, come poi ho saputo) in un concorso di poesia creato dall’Associazione Amici di Romeo di Frosolone, in provincia di Isernia. Mi chiamano intorno al tre agosto, la premiazione è il 12. Ci si va? È un po’ lontanuccio, però dai, merita, ci si va, facciamo questa piccola pazzia. Senonché, il 5 mi arriva la notizia che ho vinto la sezione inediti in un altro concorso, L’Albero di Rose, questa volta in provincia di Matera. Premiazione il 13… beh, già che siamo lì… in realtà ci sono alla fine circa trecentocinquanta chilometri, ma certo, meno che da Genova. E così è deciso, si va.

Per spezzare un po’ il viaggio, ci siamo fermati all’andata a Ravenna. C’ero stata sempre talmente di corsa da non riuscire a vedere neppure i mosaici, per cui sono stata felicissima di avere l’occasione.

355

Così venerdì eravamo a Ravenna, e sabato a Frosolone, del quale l’unica notizia che avevamo era una citazione che mio marito si ricordava, da un film con Sordi. Uno dei posti più incredibili che abbia visto. Un paese delizioso, incastonato tra le colline molisane, con alcuni veri e propri gioielli medievali e una fama assolutamente meritatissima per i latticini (oltre che per i coltelli e gli arnesi da taglio, con una mostra annuale frequentata da artigiani e appassionati provenienti da ogni dove). Incluso tra i borghi più belli d’Italia, bandiera arancione per l’ospitalità, restaurato e mantenuto con una cura e un’attenzione degni di nota. Circondato, tra l’altro, da vari paesi con dei castelli che purtroppo non abbiamo potuto visitare ma che potrebbero essere la meta di un altro viaggio più tranquillo e rilassato, magari con contorno di passeggiate a cavallo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Credo sia quasi inutile  aggiungere che mi è rimasto nel cuore e che spero di tornarci non troppo in là nel tempo.

L’indomani, all’alba, partenza per Accettura – e vuoi non vedere i Sassi di Matera, già che ci sei? Piccola deviazione, un centinaio di chilometri in più, comunque devo dire che ne valeva la pena, anche per il pranzo, da Stano, sulla piazza appena oltre l’uscita dal percorso dei Sassi, solo due antipasti, che poi dovevamo subito ripartire, ma otto portate di antipasto per ciascuno ci hanno abbondantemente rifocillato fino alla sera senza problemi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Accettura è un piccolo paese noto soprattutto per la Festa del Maggio e degli Alberi, ai quali tra l’altro era intitolata un’altra sezione delle poesie inedite (la mia era quella a tema libero). Dall’anno scorso ospita il Premio di Poesia L’Albero di Rose, che in così poco tempo ha più o meno raddoppiato il numero delle poesie ricevute. A volte basta un sindaco appassionato di cultura, un gruppo di persone di varia estrazione – storici, dirigenti scolastici, membri di società per la diffusione della cultura come la Dante Alighieri – che volontariamente trascorrono i giorni immediatamente precedenti al Ferragosto a leggere quasi duecento poesie (per ora – chissà poi quante in futuro!), e si ottiene un risultato di grande soddisfazione, dando visibilità alla propria terra nella maniera migliore. Cena a base di pesce, che non ci aspettavamo lassù in mezzo alle Piccole Dolomiti, ma comunque ottima, persone squisite, una splendida serata.

582

L’indomani tappa a Numana – Siriolo, riviera del Conero, solo un breve bagno, altri posti che forse varrebbe la pena di visitare in modo meno affrettato, una zona dell’Adriatico che non conoscevo per niente, a la cui conoscenza vale la pena di approfondire.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Poi ci siamo diretti verso Forlì e Cesena, pensando di trovare più facilmente alloggio, nonostante fosse ormai la vigilia di ferragosto e noi non avessimo la più pallida idea di dove e cosa cercare. Ma è proprio così che si fanno le scoperte più inattese. Usciti a Cesena, ci hanno consigliato un posto chiamato Bertinoro, che si è rivelato di una bellezza da togliere il fiato. E in cima al Paese ci siamo quasi casualmente imbattuti in un agriturismo, la Casina Pontormo. Dico “quasi” perché avevamo dato un’occhiata su Internet per vedere in quali posti si potesse mangiare nei dintorni, ma quella era solo una delle scelte possibili. Tra l’altro non danno alloggio, solo vitto, e stavamo per andar via, poi abbiamo deciso comunque di fermarci a cena e proseguire semmai la ricerca dopo. È senza dubbio uno dei posti dove ho mangiato meglio in vita mia. Servizio ottimo, grande disponibilità e cortesia, piatti preparati con amore e creatività, capaci di sorprendere ma sempre con ottimi accostamenti.

634

Alla fine, combattuti tra il rischio di girare a vuoto in cerca di un posto per dormire e l’idea di rimettersi in viaggio ancora per un bel po’ di chilometri, abbiamo deciso di tornare a casa, e in tre ore siamo arrivati. Il che mi fa pensare che quel luogo d’incanto, tutto sommato raggiungibilissimo, ci rivedrà presto.

 

Poesie e stelle cadenti (per un anniversario)

Anche quest’anno è arrivato il tempo delle stelle cadenti, ma forse questa volta non le cercherò. Non ne sono sicura, del resto sono cose che richiedono una decisione istintiva dell’ultimo minuto.

I desideri degli anni scorsi, anche quelli che sembravano più ingarbugliati e confusi, sembrano sulla strada per realizzarsi; soprattutto, non ho perduto quel senso di meraviglia, quella felicità che resta anche quando attraverso momenti dolorosi e difficili. Penso che c’entri col fatto che comunque, per realizzare le cose per me importanti, ci sto lavorando qui e adesso, sto dedicando la vita a quello che desidero molto più che a quello che “bisogna fare” o che sembra più “adeguato” e meno pericoloso.

Del resto, chissà se si vedranno. Oggi il cielo è opaco, livido, il sole non è scomparso, ma c’è un’aria triste; so perfettamente che mi sto facendo suggestionare, ma mi sembra un’aria non priva di calore e però anche adatta al pianto, o a un umore ballerino com’è il mio in questo momento, sospeso tra un agitato vento quasi autunnale, la quiete immobile, appesantita dall’attesa, e una pioggia di rinascita, refrigerio per tutto quello che sta appena germogliando o non è ancora sfiorito, ma è riarso dalla sete.

Sono in partenza per un viaggio breve ma denso di cose belle. Domani, proprio, di tutti i giorni possibili dell’anno, vado a cogliere i primi frutti di questa scrittura che ti coinvolge così tanto. Non credo sia poi così fuori luogo. Prima di tutto, vivendo intensamente e cogliendo l’attimo, con tutto quello che arriva, credo di rispettare molto di più tutto il modo in cui hai vissuto di quanto non farei se restassi a casa a piangere (cosa che ho fatto in altri momenti, e sicuramente farò ancora, pensando e scrivendo e guardando i tuoi lavori, ma c’è un tempo per ogni cosa).

E, secondo punto non meno importante, una delle poesie premiate non solo è scritta per te (come praticamente tutte, ormai), ma è una di quelle in cui “ti sento” di più. E dovrò leggerla io, te lo immagini? Davanti a un pubblico. Sarà tanto se riuscirò a tener ferma la voce. Mi sembra comunque che ricordarti in questo modo abbia una sua bellezza particolare, un suo senso profondo.  Al momento giusto spero di poter sentire, come in quei sogni così preziosi, la tua mano nella mia, il tuo sguardo, e ricordare poi di quando, nella realtà, citavi quel “vecchio pazzo” per il quale le persone erano come fiori, e dicevi che stare davanti a un pubblico è come camminare in un giardino.