Ferragosto intenso

Questi ultimi quattro giorni sono stati un turbinio di cose, un vorticare di strade, paesaggi, meraviglie naturali, architettoniche e artistiche, incontri, persone, emozioni, scoperte di ogni genere, non ultime quelle gastronomiche. Abbiamo percorso qualcosa come 2200 chilometri, una cosa divertente che non farò (credo) mai più, ma che è stato comunque meraviglioso fare.

Tutto perché mi ero classificata tra i primi tre (seconda, come poi ho saputo) in un concorso di poesia creato dall’Associazione Amici di Romeo di Frosolone, in provincia di Isernia. Mi chiamano intorno al tre agosto, la premiazione è il 12. Ci si va? È un po’ lontanuccio, però dai, merita, ci si va, facciamo questa piccola pazzia. Senonché, il 5 mi arriva la notizia che ho vinto la sezione inediti in un altro concorso, L’Albero di Rose, questa volta in provincia di Matera. Premiazione il 13… beh, già che siamo lì… in realtà ci sono alla fine circa trecentocinquanta chilometri, ma certo, meno che da Genova. E così è deciso, si va.

Per spezzare un po’ il viaggio, ci siamo fermati all’andata a Ravenna. C’ero stata sempre talmente di corsa da non riuscire a vedere neppure i mosaici, per cui sono stata felicissima di avere l’occasione.

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Così venerdì eravamo a Ravenna, e sabato a Frosolone, del quale l’unica notizia che avevamo era una citazione che mio marito si ricordava, da un film con Sordi. Uno dei posti più incredibili che abbia visto. Un paese delizioso, incastonato tra le colline molisane, con alcuni veri e propri gioielli medievali e una fama assolutamente meritatissima per i latticini (oltre che per i coltelli e gli arnesi da taglio, con una mostra annuale frequentata da artigiani e appassionati provenienti da ogni dove). Incluso tra i borghi più belli d’Italia, bandiera arancione per l’ospitalità, restaurato e mantenuto con una cura e un’attenzione degni di nota. Circondato, tra l’altro, da vari paesi con dei castelli che purtroppo non abbiamo potuto visitare ma che potrebbero essere la meta di un altro viaggio più tranquillo e rilassato, magari con contorno di passeggiate a cavallo.

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Credo sia quasi inutile  aggiungere che mi è rimasto nel cuore e che spero di tornarci non troppo in là nel tempo.

L’indomani, all’alba, partenza per Accettura – e vuoi non vedere i Sassi di Matera, già che ci sei? Piccola deviazione, un centinaio di chilometri in più, comunque devo dire che ne valeva la pena, anche per il pranzo, da Stano, sulla piazza appena oltre l’uscita dal percorso dei Sassi, solo due antipasti, che poi dovevamo subito ripartire, ma otto portate di antipasto per ciascuno ci hanno abbondantemente rifocillato fino alla sera senza problemi.

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Accettura è un piccolo paese noto soprattutto per la Festa del Maggio e degli Alberi, ai quali tra l’altro era intitolata un’altra sezione delle poesie inedite (la mia era quella a tema libero). Dall’anno scorso ospita il Premio di Poesia L’Albero di Rose, che in così poco tempo ha più o meno raddoppiato il numero delle poesie ricevute. A volte basta un sindaco appassionato di cultura, un gruppo di persone di varia estrazione – storici, dirigenti scolastici, membri di società per la diffusione della cultura come la Dante Alighieri – che volontariamente trascorrono i giorni immediatamente precedenti al Ferragosto a leggere quasi duecento poesie (per ora – chissà poi quante in futuro!), e si ottiene un risultato di grande soddisfazione, dando visibilità alla propria terra nella maniera migliore. Cena a base di pesce, che non ci aspettavamo lassù in mezzo alle Piccole Dolomiti, ma comunque ottima, persone squisite, una splendida serata.

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L’indomani tappa a Numana – Siriolo, riviera del Conero, solo un breve bagno, altri posti che forse varrebbe la pena di visitare in modo meno affrettato, una zona dell’Adriatico che non conoscevo per niente, a la cui conoscenza vale la pena di approfondire.

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Poi ci siamo diretti verso Forlì e Cesena, pensando di trovare più facilmente alloggio, nonostante fosse ormai la vigilia di ferragosto e noi non avessimo la più pallida idea di dove e cosa cercare. Ma è proprio così che si fanno le scoperte più inattese. Usciti a Cesena, ci hanno consigliato un posto chiamato Bertinoro, che si è rivelato di una bellezza da togliere il fiato. E in cima al Paese ci siamo quasi casualmente imbattuti in un agriturismo, la Casina Pontormo. Dico “quasi” perché avevamo dato un’occhiata su Internet per vedere in quali posti si potesse mangiare nei dintorni, ma quella era solo una delle scelte possibili. Tra l’altro non danno alloggio, solo vitto, e stavamo per andar via, poi abbiamo deciso comunque di fermarci a cena e proseguire semmai la ricerca dopo. È senza dubbio uno dei posti dove ho mangiato meglio in vita mia. Servizio ottimo, grande disponibilità e cortesia, piatti preparati con amore e creatività, capaci di sorprendere ma sempre con ottimi accostamenti.

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Alla fine, combattuti tra il rischio di girare a vuoto in cerca di un posto per dormire e l’idea di rimettersi in viaggio ancora per un bel po’ di chilometri, abbiamo deciso di tornare a casa, e in tre ore siamo arrivati. Il che mi fa pensare che quel luogo d’incanto, tutto sommato raggiungibilissimo, ci rivedrà presto.

 

Poesie e stelle cadenti (per un anniversario)

Anche quest’anno è arrivato il tempo delle stelle cadenti, ma forse questa volta non le cercherò. Non ne sono sicura, del resto sono cose che richiedono una decisione istintiva dell’ultimo minuto.

I desideri degli anni scorsi, anche quelli che sembravano più ingarbugliati e confusi, sembrano sulla strada per realizzarsi; soprattutto, non ho perduto quel senso di meraviglia, quella felicità che resta anche quando attraverso momenti dolorosi e difficili. Penso che c’entri col fatto che comunque, per realizzare le cose per me importanti, ci sto lavorando qui e adesso, sto dedicando la vita a quello che desidero molto più che a quello che “bisogna fare” o che sembra più “adeguato” e meno pericoloso.

Del resto, chissà se si vedranno. Oggi il cielo è opaco, livido, il sole non è scomparso, ma c’è un’aria triste; so perfettamente che mi sto facendo suggestionare, ma mi sembra un’aria non priva di calore e però anche adatta al pianto, o a un umore ballerino com’è il mio in questo momento, sospeso tra un agitato vento quasi autunnale, la quiete immobile, appesantita dall’attesa, e una pioggia di rinascita, refrigerio per tutto quello che sta appena germogliando o non è ancora sfiorito, ma è riarso dalla sete.

Sono in partenza per un viaggio breve ma denso di cose belle. Domani, proprio, di tutti i giorni possibili dell’anno, vado a cogliere i primi frutti di questa scrittura che ti coinvolge così tanto. Non credo sia poi così fuori luogo. Prima di tutto, vivendo intensamente e cogliendo l’attimo, con tutto quello che arriva, credo di rispettare molto di più tutto il modo in cui hai vissuto di quanto non farei se restassi a casa a piangere (cosa che ho fatto in altri momenti, e sicuramente farò ancora, pensando e scrivendo e guardando i tuoi lavori, ma c’è un tempo per ogni cosa).

E, secondo punto non meno importante, una delle poesie premiate non solo è scritta per te (come praticamente tutte, ormai), ma è una di quelle in cui “ti sento” di più. E dovrò leggerla io, te lo immagini? Davanti a un pubblico. Sarà tanto se riuscirò a tener ferma la voce. Mi sembra comunque che ricordarti in questo modo abbia una sua bellezza particolare, un suo senso profondo.  Al momento giusto spero di poter sentire, come in quei sogni così preziosi, la tua mano nella mia, il tuo sguardo, e ricordare poi di quando, nella realtà, citavi quel “vecchio pazzo” per il quale le persone erano come fiori, e dicevi che stare davanti a un pubblico è come camminare in un giardino.

Ispirazioni

Da un po’ mi ronzava in testa una certa idea per un racconto, probabilmente lungo, forse un breve romanzo. Ronzava e ronzava, apparentemente a caso. Ieri sera guardando il cielo ho pensato e scritto una frase e poco dopo l’ho immaginata come parte di quel racconto, forse l’inizio stesso, una frase che avrebbe potuto  in qualche modo appartenere alla protagonista. Stamattina poi ho buttato giù ancora qualche riga e a un certo punto mi sono venute le lacrime agli occhi e mi è parso davvero che lei mi chiamasse e mi chiedesse di raccontarla. Non sarei la prima a farlo, e del resto potete tranquillamente pensare che io sia un po’ svitata (lo sono); forse è semplicemente una forma particolare di “ispirazione”, sta di fatto che l’idea si sta concretizzando, e adesso sono certa che sia quella giusta.

L’erba voglio

Del cielo a quest’ora non finisce di stupirmi il modo in cui colori apparentemente incompatibili come l’azzurro e l’arancione si amalgamano perfettamente, entrando uno nell’altro senza sforzo, e senza sbavature. Voglio tutto, penso. Voglio gli inverni col caminetto e le sere lunghissime di luce, queste sere fresche a guardare le foglie degli alberi annerirsi mentre tra le fronde spiccano ancora gocce d’oro, voglio il mare e un giardino, voglio un giardino sul mare, voglio i teatri e i grattacieli e le strade antiche, la città di notte e il gracidio delle ranocchie che in questo momento mi circonda, gli uccelli e i monti, il fiume e i cavalli, il jazz, un gigantesco cupcake al giorno e una bicicletta, voglio vivere e respirare a fondo e voglio una sdraio e una sedia a dondolo dove distendermi a leggere e sognare senza nient’altro da fare, voglio correre e d’improvviso fermarmi e puntare col dito qualcosa, un minuscolo oggetto in lontananza, una lucciola o una stella, un filo d’erba o un chiodo, importa poco, qualunque cosa sia, in quel momento racchiuderà tutti gli istanti, i pensieri, il senso di ogni cosa. Non sono una regina, ma l’erba voglio sto imparando piano piano a farla crescere, vedo le sue piccole radici tenaci trovare il loro posto nella terra, l’innaffio ogni giorno, la concimo quanto basta, vorrei che qualcuno di quegli esili fili diventasse una pianta fiorita, un albero rigoglioso, che sappia spandere i suoi semi anche tutt’intorno, senza prepotenza ma con determinazione. Il mio pollice, a forza di esercitarlo, diventa ogni giorno un po’ più verde.

Giornata intensa

Sono momentaneamente sola, tutti gli altri membri della famiglia essendo già in campagna, e per consolarmi (o per celebrare, scegliete voi), mi sono fatta un pranzetto prelibato a base di filetto di tonno in padella (tenero da sciogliersi in bocca, devo dire) con contorno mediterraneo di zucchine e peperoni, e per frutta ciliegie. E stasera si va a cena fuori con amici carissimi!

Ma prima che mi invidiate troppo, sappiate che:

  • nelle ultime cinque o sei sere ho lavorato almeno fino alle 9 o le 10;
  • ieri sera (anzi stanotte) ho finito di lavorare all’una, e ho trovato anche il tempo di vedermi l’ultima parte del film Sangue e arena e scriverci un post, non vi dico a che ora sono andata a dormire, però.

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  • Stamattina alle sette e mezza ero in piedi a lavorare e queste sono state le mie attività: una decina di pagine di traduzione, lavare il bagno, riordinare i libri di Figlio Junior e in buona parte la stanza, una lavatrice, pulire il frigorifero e la cucina, innaffiare le piante e mettere un po’ di cose in varechina in attesa della seconda lavatrice.
  • Dopo pranzo ho riletto una trentina di pagine di lavoro, steso la lavatrice e ne ho fatta un’altra (con la biancheria, quindi prelavaggio a mano obbligatorio, come sa chi ha figli e deve mettere le loro calze a lavare), e ho quasi finito di mettere a posto la stanza dei ragazzi.

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Dopotutto penso di essermi meritata sia il pranzetto che la cena 😀

E questa è fatta!

Image result for bird learning to flyAdesso è ufficiale: ne eravamo certi ma ho voluto aspettare i quadri, e posso dire che Figlio Junior ha passato l’esame di terza media! Dopo quasi tre anni di fobia scolare (certificata) era tutt’altro che scontato, anche solo il fatto che si presentasse non era certo al cento per cento. Devo dire però che abbiamo trovato un ambiente splendido, come insegnanti e come compagni, che abbiamo tifato tutti per lui, che è stato accolto, sostenuto e da parte sua ce l’ha messa tutta, adesso siamo tutti orgogliosi e felici… anche se lui si sta già facendo venire le ansie per le superiori, ma in realtà è abbastanza propenso a godersi l’estate in relax come tutti gli stiamo consigliando, a essere fiero dello scoglio superato e a guardare avanti con più fiducia. Piano piano, le ali crescono…

Vedute e scorci

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Foto da qui

Non sono un’appassionata dei panorami e delle vedute dall’alto, preferisco gli scorci, i dettagli, ciò che si può vedere meglio (o solo) da vicino, meglio ancora, anzi, immergendocisi completamente. Chissà se vuol dire qualcosa, o se ha semplicemente a che fare con la miopia fortissima che mi offusca lo sguardo fin dalla nascita, impedendomi tanto di discernere i particolari osservando l’insieme, quanto di intuire l’insieme dal particolare. È uno sforzo costante per me, che dal mondo fisico si trasmette alla scrittura, quello di riuscire a mettere a fuoco le minuzie che creano un quadro, o di veder già, partendo da una piccolezza, la pittura completa nella mia mente. E’ una mancanza di cui risento, eppure mi piace anche pensare (quando sono ottimista) che questo mi dia la possibilità di scegliere la luce e la distanza, a seconda che il disegno debba risultare nitido e senza sbavature, oppure al contrario avvolto in quella sorta di cortina di vapore che rende le immagini più vaghe e imprecise, conferendo loro la consistenza impalpabile dei sogni, e al tempo stesso il senso di imperfezione della realtà.