Poesia di mani

Dedicata ai diversi schiavi coraggiosi che hanno affrontato molti ostacoli (spesso anche di natura legale, perché in alcuni Stati imparare a leggere e scrivere era proibito), nella consapevolezza che è dalla possibilità di esprimere e comunicare le proprie emozioni, più ancora che dall’istruzione, che passa la strada per la libertà.caffè1

Le sue mani sono nere. Nere a causa della terra che si è infilata in ogni piega, insinuata nelle unghie, appropriata di ogni ruga. Perché il vero colore delle sue mani non era il nero, come dicono, con disprezzo, quelli che si fanno chiamare bianchi. Il mondo non è diviso in bianco e nero, pensa. Nessuno, da bambino, gli aveva detto che aveva un colore e lui non se n’era accorto. Poi, in seguito aveva imparato che le sue mani somigliavano alle bacche tostate del cacao e del caffè, ma con riflessi quasi dorati, come se il sole che cuoceva la sua pelle dalla mattina alla sera, lo ricompensasse lasciandogli un poco di sé. E a guardar bene, si intravedevano sfumature rossicce, forse anche le bacche fresche, color rubino scuro, avevano lasciato le loro tracce, negli anni. Ma la terra ha cancellato ogni cosa. Anche la schiena, ormai, ha preso la curva che ogni giorno gli piega il corpo sulla memoria della sua schiavitù. Ma la terra che mi ha annerito le mani, pensa, le ha lasciate comunque più pulite delle loro. La mia schiena è curva, ma so ancora alzare la testa, se voglio. Mentre loro, d’ora in poi, dovranno convivere con le loro mani sporche e la loro schiena ingobbita dalla vergogna. I bianchi dicono di amare il cacao, di amare il caffè, lo zucchero e il cotone, ma non si chinano mai a guardarne i fiori. Sorseggiano bevande addolcite, reggendo le tazze con le loro mani troppo bianche, restano all’ombra dei loro portici, e del sole non colgono che l’ombra. Forse non sono vivi. La vita non è il pane amaro che gli danno, ma non è neanche la loro cioccolata dolce. Del pane, della cioccolata, si può farne a meno. Ma lui ha cercato di nascosto le parole della poesia, per trovare la libertà più grande, quella senza la quale, davvero, sei morto: la libertà di scegliere di essere ciò che non sei.

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