39. The Bicentennial Man / L’uomo bicentenario

Quando Richard Martin acquista un robot come aiuto domestico per la sua famiglia, non sa che a causa di un errore nella progettazione, il suo non è affatto un elettrodomestico come gli altri. Il nome Andrew gli viene dato da Little Miss, ovvero Amanda, la piccola di casa Martin, che fraintende la parola “Android”. Andrew è affettuoso e ironico, rispetta le “tre leggi della robotica” ma è curioso, creativo, intraprendente e ama la musica. Per questo Richard decide di “educarlo”. E’ Amanda però a insegnare a Andrew a suonare il pianoforte, è per Amanda che Andrew intaglia bellissimi oggetti di legno, ed è Amanda che, una volta cresciuta, quasi finirebbe per innamorarsi di lui. Naturalmente questo non è possibile e la ragazza a malincuore sposa Frank, fidanzato apparentemente perfetto, dal quale ha un figlio ugualmente antipatico, Lloyd (Amanda finirà per divorziare qualche anno dopo). Andrew è sempre là, ma piano piano le persone con cui vive smettono di dargli ordini e diventano sempre più famiglia, per lui, fino al giorno in cui diventa anche formalmente libero. Passa ancora del tempo, dopo vent’anni trascorsi a cercare inutilmente un robot come lui, Andrew torna a casa e trova Rupert, il figlio dell’uomo che era in parte responsabile della sua differenza, e Rupert, che ha portato avanti la ricerca del padre, gli dà delle sembianze interamente umane. Andrew ritrova anche Little Miss, molto invecchiata, e incontra Portia, figlia di Lloyd, che somiglia come una goccia d’acqua alla nonna Amanda (il che non stupisce, trattandosi della stessa attrice). Benché i due partano con il piede sbagliato, non passa molto tempo prima che si capisca che sono molto attratti l’uno dall’altra.
Quando Little Miss muore, Andrew, distrutto da un dolore che non può esprimere con le lacrime, decide di farsi impiantare un sistema nervoso umano…

Sono molto affezionata a questo film, uno dei più rappresentativi secondo me, della poetica di Robin Williams, sia perché qui il viaggio alla ricerca di ciò che ci rende umani diventa del tutto esplicito, sia perché viene fuori tutta la sua carica di dolcezza. Come in Jack o in What Dreams May Come, ma per una ragione diversa, lo sguardo qui ha un ruolo essenziale, e non per nulla trovare l’espressività delle emozioni rappresenta una delle tappe della lunga ricerca, da parte di Andrew, della propria identità. Non direi che si ride, ma trovo che ci sia un ottimo equilibrio tra humour, commozione e tutti quei vari sentimenti che appunto, ci rendono umani e che costituiscono la nostra vita e forse anche il suo senso.

In teoria, questo sarebbe il quarantesimo. C’è un’altra partecipazione in un documentario (o docu-fiction, forse), chiamato Junket Whore e che esplora il rapporto tra gli addetti stampa di Hollywood e il giornalismo di intrattenimento. Purtroppo, sembra praticamente introvabile. Ma non demordo! 

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13 Pensieri su &Idquo;39. The Bicentennial Man / L’uomo bicentenario

    • Te l’ho detto, io non faccio testo perché dvd non ne compro quasi mai ma quelli di Robin li ho quasi tutti ormai e quelli che mancano me li sto procurando, per me sono quasi tutti memorabili, per una ragione o per l’altra. Questo indubbiamente ha una tenerezza, una capacità di parlare al cuore come pochi 🙂
      Bacio a te
      Ale

  1. questo è assolutamente il mio preferito…figurati che se fosse nata una bimba (ho due maschietti) l’avrei chiamata Galatea…proprio in onore della Galate/Robot del film…ci sarebbe tanto da dire su questo film…proprio tanto

    • Magari nel libro ne parlerò più diffusamente. E anzi, se qualcun altro avesse voglia di raccontare le emozioni che gli suscita… (ogni riferimento è puramente non casuale) 🙂
      A me non dispiacerebbe Amanda.
      E’ un altro dei (tanti) film con Robin Williams che mi aiutano nei momenti difficili. Consola e conforta e lenisce i sentimenti negativi.
      Io ho deciso che non ho e non avrò un preferito perché davvero molti li amo indistintamente e incondizionatamente proprio per come mi fanno stare dentro e perché ognuno è una sfumatura, un colore, un pezzo di me, ognuno ha la sua luce. Ma certo, questo è uno di quelli che danno molto.

  2. Pingback: L’elenco promesso – II parte | intempestivoviandante's Blog

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